Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}

L'EVENTO

Da dove si parte? Prima capire i dati e poi ragionare


Rubriche
Industria 4.0
6 dic 2017, 11:33

È sorprendente la vitalità dei piccoli, delle piccole e medie aziende. Per loro vale doppio il vecchio detto che vuole le aziende italiane «condannate ad investire». E parrebbe non si possa dire - almeno stando a quanto si sente in giro - che le Pmi son vitali ma lente ad innovare. Oddio: magari un po’ è così, ma magari siamo legati a vecchi schemi, magari la scossa del 4.0 adesso arriva, è arrivata. Adesso - certo: c’è anche la questione non trascurabile delle detrazioni fiscali - se sentite qualcuno che lavora a titolo diverso col 4.0 vi dirà che di lavoro è pieno.

Si parla fra colleghi. Ma, al di là ed oltre, le impressioni, la testimonianza raccolta ieri sera al Csq - il Centro stampa quotidiani di Erbusco dove si stampa, fra gli altri, il nostro giornale; società paritetica fra Giornale di Brescia ed Eco di Bergamo - è appunto quella di grande vitalità. Piccole (ma in qualche caso neanche tanto) imprese che parlano a tanti colleghi. E portano testimonianze, propongono percorsi, si danno disponibili a fare due chiacchiere. Tema della serata il 4.0 e il dove partire. Si avverte l’importanza del nuovo che arriva, c’è anche disponibilità a sperimentarsi, ma da dove posso partire, dove posso immettere innovazione nella mia azienda, magari anche in tempi non biblici?

E se n’è parlato - in un incontro guidato da Alessandro Marini, direttore del cluster Fabbrica Intelligente, brillante come suo solito - con i rappresentanti di quattro aziende: Sonia Zanon di Ingest, Giovanni Renzi Brivio di Project Group, Alfredo Rabaiotti della Becom e Davide Peli diTechne. A far gli onori di casa, il vicepresidente di Csq, Giovanni Nulli, Italo Folonari del Cda di Editoriale Bresciana e Dario De Cian, direttore generale dello stesso Csq.

Marini, come si suol dire, ha tracciato il solco in termini essenziali: «Il 4.0 è l’utilizzo dei dati industriali per far andare meglio l’azienda». La cornice è questa, ma poi bisogna declinarla in cento e mille varianti. Sonia Zanon ha portato il caso di un suo cliente: la Vogel di Leno, 6 dipendenti, commercio di strumenti di misura, 8 mila ordini da evadere l’anno. Vogel aveva un problema: recuperare tempo nell’evasione degli ordini, snellire il processo di trasmissione al magazzino e ai corrieri ed evitare gli errori. Ingest ha proposto la soluzione Microsoft: in pochi mesi - così ha detto Cristian Tracconaglia della Vogel - hanno eliminato la carta, tutto su tablet, e stimano di avere recuperato 3-4 ore di lavoro al giorno. In un anno si pagano l’investimento (e quest’anno, detto fra parentesi, si faranno un +25% di fatturato).

Che cosa serve? Della serie partiamo dalle cose che più servono. Alfredo Rabaiotti della Becom ha portato la testimonianza di Fabio Terzi della Cropelli Stampi di Palazzolo. Serviva un qualcosa che tenesse traccia dei rapporti con i clienti; una traccia inoppugnabile sulle specifiche del progetto, i tempi di pagamento, le modifiche eccetera. Rabaiotti ha portato un "pezzo" del Bpm, Business Process Management. Senza farla troppo lunga: in 100 giorni - così ha detto Terzi - l’azienda ha rivoluzionato il modo di relazionarsi con i clienti. E i clienti (si veda Bmw) hanno applaudito.

 

Articoli in Industria 4.0

Lista articoli