Oggi il discorso di von der Leyen, tra critiche e crisi internazionali

A Strasburgo la presidente della Commissione europea parlerà dello Stato dell’Unione: guerra in Ucraina, crisi in Medioriente e il difficile rapporto con gli Stati Uniti i temi caldi
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

C’è un clima decisamente teso in queste ore nell’abitualmente ovattata bolla europea. La vigilia del discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen è stata segnata dalle forti perturbazioni cui è sottoposta l’Europa a livello internazionale; una volatilità che si ripercuote sull’unità stessa dei Ventisette e che al contempo polarizza il dibattito politico a livello interno, nei singoli Stati.

Clima d’incertezza

Il discorso sullo Stato dell’Unione, abitualmente, viene preceduto da una sorta di consuntivo degli ultimi dodici mesi sull’operato dell’Unione; ma l’intervento davanti alla plenaria del Parlamento europeo dovrebbe fornire le linee guida lungo cui l’Esecutivo europeo intende muoversi nell’anno successivo. Ora la sensazione è che la grande incertezza che domina la politica internazionale rischi di vanificare progetti di medio e lungo periodo: in particolare l’erraticità della Casa Bianca e della condotta in politica estera del suo inquilino, l’imprevedibilità della guerra in Ucraina e l’ingovernabilità della questione mediorientale.

Dazi e guerre

Le scelte compiute da von der Leyen in questi primi mesi del suo nuovo mandato, iniziato di fatto dal gennaio 2025, hanno scontentato tutti. Ultima scelta finita sul banco degli imputati è stata l’accordo sui dazi siglato con gli Stati Uniti che prevede una reciprocità del 15% come tetto massimo. Tutti hanno storto il naso per un’intesa suonata come una resa o, comunque, una dimostrazione di debolezza nei confronti di Donald Trump. La stessa mancanza di chiarezza rispetto alla crisi di Gaza ha scontentato un po’ tutti: le forze della sinistra europea chiedono una posizione di ferma condanna contro Israele, mentre all’opposto la parte dei conservatori preferirebbe una Commissione accondiscendente o alla peggio silente. Infine sull’Ucraina (a cui si collega anche il corrosivo dibattito sul riarmo europeo) restano divisioni non solo tra gli Stati membri, ma soprattutto tra le differenti famiglie politiche europee, anche quelle che in teoria dovrebbero sostenere l’attuale esecutivo von der Leyen.

Ursula von der Leyen e Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Ursula von der Leyen e Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Un’altra mozione di sfiducia

Contestata, È forse la prima volta in cui si assiste a una pressione del genere sul vertice europeo. Forse un processo inevitabile visto che, mai come oggi, la presidente della Commissione è riuscita a farsi identificare come il volto dell’Unione europea, facendo venir meno quell’adagio apocrificamente attribuito a Henry Kissinger («che numero bisogna fare per parlare con l’Europa?»). Con una figura politica che più dei suoi predecessori è riuscita a incarnare la Commissione è stato automatico che, in uno scenario di crescente polarizzazione politica, von der Leyen dovesse già fronteggiare una mozione di sfiducia e, nelle ultime ore, dovrebbe arrivarne una seconda: che in teoria sarà bocciata non per popolarità, ma per opportunità dei partiti.

Le attese

Le premesse non sono per nulla agevoli. E ora si ragiona su come la stessa von der Leyen parlerà di fronte agli eurodeputati e quali indicazioni emergeranno. Sarà un discorso difensivo o all’attacco? Di certo non si potrà sottrarre ai nodi geopolitici e geoeconomici che l’Europa deve fronteggiare. Allo stesso modo dovrà dare ulteriori chiarimenti sul capitolo difesa che sul fronte industriale ha ottenuto l’appoggio tedesco, ma che ha sollevato anche molte critiche. Si attendono risposte anche sul commercio internazionale e a questo punto anche sulla competitività dei settori produttivi europei.

Democrazia e immigrazione

Infine una parte del discorso sarà dedicato al tema della democrazia e dello stato di diritto, ma su questo rischia di prevalere una certa ipocrisia visto che se è vero che in Romania lo scorso novembre sono state annullate le elezioni presidenziali per le influenze russe, allora pragmaticamente, per sbloccare gli aiuti all’Ucraina, a Orbán sono stati riconcessi i fondi di coesione, precedentemente bloccati per le infrazioni proprio dello stato di diritto.

Nello stesso grande capitolo del tema democrazia dovrebbe ricadere anche la questione immigrazione, oggi un po’ in secondo piano, ma che, sotto traccia, turba i sonni di molti esecutivi europei. Dietro lo slogan «tuteliamo l’immigrazione legale e combattiamo quella illegale» si nasconde una posizione di chiusura molto netta che sta spingendo l’Europa a disconoscere quei valori di libertà e diritti di cui dovrebbe essere paladina. Ma oggi per von der Leyen si tratta innanzitutto di un tema di credibilità e di immagine nei confronti dei detrattori interni, ma anche internazionali.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.