Ungheria alle urne per voltare pagina: Orban in bilico dopo sedici anni

Domani le elezioni ungheresi vedono in vantaggio il contendente Peter Magyar
Il primo ministro ungherese Orbán durante la campagna elettorale - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il primo ministro ungherese Orbán durante la campagna elettorale - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Il regno di Viktor Orban sembra essere in bilico e addirittura agli sgoccioli. Dopo sedici anni di governo incontrastato dell’Ungheria, di cui ha cambiato più volte la costituzione oltre che la legge elettorale, il leader di Fidesz resta dietro in tutti i sondaggi contro il suo avversario Peter Magyar.

Regime

L’appuntamento di domani è considerato dagli analisti internazionali come uno dei più importanti dell’anno. È incredibile come un Paese di meno di dieci milioni di abitanti sia così al centro del dibattito internazionale. Ma questo ruota tutto attorno alla figura del suo premier uscente, per cui si sono scomodate tutte le destre europee (da Salvini a Meloni, da Le Pen a Wilders).

Orban ha ottenuto l’endorsement assoluto anche da parte dell’amministrazione americana. Nell’arco di una settimana sono passati da Budapest il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente J. D. Vance, mentre Donald Trump ha lanciato un suo personale messaggio agli elettori ungheresi: «Viktor Orban è un leader forte. Il 12 aprile votate per lui. È un vero amico, un combattente e ha il mio totale sostegno. Orban lavora duro per proteggere l’Ungheria, far crescere l’economia, creare posti di lavoro e fermare l’immigrazione illegale». Orban in questi anni ha covato il sogno di diventare la guida del sovranismo globale, tanto che le fondazioni ungheresi hanno finanziato la campagna elettorale di Donald Trump.

Russia e dintorni

Il premier ungherese ha solidi rapporti con la Russia (tanto che l’anno scorso Orban si era offerto anche di ospitare il bilaterale tra Trump e Putin, poi avvenuto ad Anchorage a ridosso di Ferragosto). Ma la cosa più grave, e che dimostra l’asse tra Budapest e Mosca, è anche la conferma che il ministro degli Esteri ungherese relazionasse il suo omologo russo, Sergej Lavrov, sulle riunioni del Consiglio europeo e sulle decisioni prese a Bruxelles nei confronti della Federazione russa. Non deve stupire quindi che l’Ungheria si stia opponendo da inizio marzo al prestito di 90 miliardi di euro concordato per l’Ucraina, ufficialmente a causa di una controversia riguardante l’oleodotto Druzhba, ma in realtà per un allineamento politico abbastanza evidente con Putin.

In ogni caso Orbán in questi anni è stato a lungo una spina nel fianco di Bruxelles, usando spesso il suo potere di veto a un livello tale da minacciare il sistema dall’interno. Ma ha anche picconato la rule of law e ha dovuto affrontare una procedura d’infrazione proprio per una serie di norme liberticide introdotte nel corso degli anni. Non solo: l’Ue ha bloccato lo stanziamento dei fondi del Next Generation EU per un totale di 19 miliardi di euro.

La scadenza per l’erogazione dei fondi è fissata per l’estate. Se Peter Magyar vincerà le elezioni, ci saranno forti pressioni affinché l’Unione Europea spinga l’Ungheria a conformarsi ai requisiti sullo Stato di diritto (indipendenza della magistratura, lotta alla corruzione e ai conflitti di interesse, diritti fondamentali e non discriminazione, libertà accademica) e a recuperare parte dei fondi congelati nell’ambito del meccanismo di condizionalità.

L’avversario

Ma dalle parti di Budapest niente è normale. Anzi, il clima politico è avvelenato e ormai esacerbato da anni di governo orbaniano. Così, anche guardando alla biografia dello sfidante e di chi lunedì potrebbe essere il nuovo primo ministro ungherese, le cose si fanno interessanti. Peter Magyar, un avvocato di 44 anni, si è unito a Fidesz nel 2002 e ha ricoperto diversi incarichi all’interno del partito fino al 2010, per poi lavorare a Bruxelles per la rappresentanza ungherese in Europa. Nel 2024 ha rotto con Viktor Orbán e ha fondato un partito di centrodestra, Tisza (Rispetto e Libertà). Peter Magyar si era inizialmente allontanato dal partito in seguito a uno scandalo che coinvolgeva l’ex moglie Judit Varga, allora ministra della Giustizia, la quale aveva controfirmato una grazia insieme a Katalin Novák, allora presidente dell’Ungheria, per una persona che aveva contribuito a coprire reati di pedofilia in un asilo. Magyar, oggi europarlamentare, ha portato il suo movimento politico nel PPE da quando è stato eletto nel 2024. Per interrompere la sua corsa alla guida del Paese, il governo ungherese ha anche provato a incriminarlo per aver gettato il telefono di una persona dopo una discussione in un club e ha chiesto al Parlamento europeo di revocargli l’immunità (Magyar è stato salvato lo stesso giorno di Ilaria Salis).

Lo scenario

L’ultimo sondaggio pubblicato l’11 marzo suggerisce che Tisza sia in testa davanti a Fidesz, rispettivamente con il 49% e il 37%. Tuttavia, è difficile fare previsioni accurate, poiché alcune organizzazioni di sondaggio sono affiliate al governo. Inoltre, non si può escludere nulla riguardo a ciò che potrebbe fare Viktor Orbán, attualmente in una posizione indebolita, per distorcere i risultati o addirittura annullare le elezioni. Dal 2010 ha progressivamente eroso la democrazia e, come detto, ha ridisegnato i collegi elettorali in modo da approfittare del voto rurale. Negli ultimi giorni, Peter Magyar ha lanciato ripetuti avvertimenti su possibili interferenze straniere, che potrebbero assumere varie forme, suggerendo che la Russia potrebbe essere tentata di intervenire nello svolgimento delle elezioni.

Tali azioni potrebbero infatti manifestarsi sotto forma di disinformazione attraverso i social media, come avvenuto durante le elezioni presidenziali in Romania alla fine del 2024 (quelle annullate dalla Corte suprema romena). Circolano inoltre voci sulla presenza di esperti russi in Ungheria. Ma questo perché una sconfitta di Orban non farebbe comodo a Mosca, o come spesso succede di questi tempi nemmeno a Trump. L’Europa invece è col fiato sospeso e spera che gli ungheresi archivino l’esperienza orbaniana.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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