Sicurezza, primo «sì» (sul filo del rasoio) per il daspo urbano a Brescia

Subito lo spoiler sul verdetto: in Commissione Sicurezza il nuovo Regolamento di Polizia urbana (alias: la delibera daspo) è passato. Ma è il classico caso in cui è politicamente più interessante come la Loggia sia arrivata al risultato, anziché il, seppur per nulla scontato, risultato stesso (spoiler numero due: la fumata bianca è arrivata al fotofinish, dopo un bel po’ di camicie sudate, almeno tre notti insonni e un self control generale da manuale).
Le trattative nella maggioranza
In maggioranza, a fare la differenza tra avere o non avere i voti sono state due mosse sulla scacchiera, entrambe messe a segno a ridosso dell’assise di ieri pomeriggio dall’assessore ai rapporti con il Consiglio comunale Andrea Poli a suon di caminetti (e messaggi whatsapp a riunione in corso, con trattative incorporate). L’epilogo fortunato si è manifestato con la mediazione accettata da Andrea Curcio (Pd), che ha scelto infine di non partecipare al voto sulla scorta dell’apertura ad accettare emendamenti in Aula, e con il «sì» di Raisa Labaran (Civica Castelletti) che non è intervenuta nel dibattito. Questo ha fatto sì che la bocciatura cristallina pronunciata da Francesco Catalano (Al lavoro con Bs) restasse isolata, senza inceppare il provvedimento in un due (voti a favore) a due (voti contrari) che si sarebbe tradotto in parere negativo.
Il centrodestra
Tutto questo all’interno di una cornice che ha «retto» grazie all’astensione determinante del centrodestra, deciso sì a protestare per il metodo («siamo arrivati qui a due giorni dal Consiglio comunale senza aver potuto discutere e approfondire il provvedimento, senza condivisione, senza un percorso con Cdq e commercianti» hanno lamentato Mattia Margaroli, Carlo Andreoli, Massimiliano Battagliola, Paolo Fontana e Fabio Rolfi), ma inequivocabilmente altrettanto deciso a mettere al sicuro un daspo che invoca da mesi. Per intenderci: se l’opposizione avesse votato «no», insieme a Catalano, la delibera della Giunta sarebbe stata bocciata in Commissione.
Maggioranza amara

L’azzardo alla fine è riuscito. Ma è stata durissima. Fino all’ultimo nessuno aveva certezze e i pochi ad averle non divulgavano buoni presentimenti. Ma soprattutto, lo spazio del sospiro di sollievo per l’operazione politica messa a segno è angusto. Perché la questione politica di una maggioranza che, ormai da un anno, sembra dialogare con fatica pachidermica ora sono in molti a volerla affrontare. Specie dopo le dichiarazioni di voto, pesantissime, di Curcio e di Valentina Gastaldi (Brescia Attiva) che di fatto hanno colpito al cuore, demolendo la gestione del centrosinistra, a differenza di Fabio Capra, che ha sì scandito «io non avrei alcun problema a ritirare la delibera, come voterò lo dirò in Consiglio comunale venerdì», ma senza affondare il coltello.
Rimostranze
L’elenco delle rimostranze è stato lungo e schietto: «In questo percorso non ci sono stati ascolto e partecipazione per mancanza di volontà e non sono l’unica a pensarlo - è l’innesco di Gastaldi -. Io credo nel concetto di democrazia, quel che mi aspettavo era il minimo sindacale e non voglio abbassare l’asticella del mio livello solo perché siedo in maggioranza. Questa delibera - è l’affondo - ha avuto tempi veramente ridicoli, le decisioni hanno continuato a cambiare in una settimana senza informare i consiglieri. Speravo si ascoltasse la proposta del rinvio, neppure presa in esame». Parole che il caso daspo ha fatto fluire, ma che paiono celare (neanche troppo) delusioni politiche più profonde.

Amaro e indigesto al Pd, il suo partito, pure l’intervento di Curcio: «Io sono di sinistra e per me la sicurezza è una cosa seria, perché quando manca a farne le spese sono sempre le classi popolari, raramente i ricchi. In questo caso credo però che la sicurezza non sia affrontata in modo serio, ma in un clima da sterile campagna elettorale perenne». Curcio dice quello che la Sinistra - attraverso la segreteria di partito - ricorda alla sindaca da settimane: «In campagna elettorale il tema del daspo non c’era. Ne siamo venuti a conoscenza solo in risposta a due interrogazioni in Aula. Da lì si è andata in scena una pièce teatrale in stile aspettando Godot: ogni tanto trapelava qualcosa da parte di qualcuno. Sono passati otto mesi e nel giro di pochi giorni c’è il nuovo colpo di teatro: di colpo si modifica l’intero Regolamento, ma ormai questa è inevitabilmente la delibera del daspo, di cui i consiglieri hanno appreso i contenuti dai giornali».
Il colpo di grazia (sempre politicamente parlando) arriva sul finale: «L’unità si costruisce con un percorso di dialogo e non 24 ore prima. Tutti sappiamo che questo strumento è inefficace e non risponde alle esigenze del nostro territorio: non stiamo combattendo la criminalità, ma i comportamenti di persone che vivono un disagio, altrimenti le forze dell’ordine sarebbero già intervenute».
E ora?
A Commissione chiusa, nel Pd il sorriso è plastificato: «Non finisce qui», si lascia scappare più di qualcuno. Alla fine, sul filo del rasoio, i voti ci sono. La crepa politica che apre alla resa dei conti di maggioranza (e non solo) anche.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
