Politica

Referendum sulla giustizia, oggi urne aperte dalle 7 alle 23

Si può votare anche domani dalle 7 alle 15. Il referendum costituzionale non prevede il quorum. Nel Bresciano chiamati al voto più di 950mila cittadini
Alle urne per il referendum costituzionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Alle urne per il referendum costituzionale - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Sono i giorni del referendum. Oggi e domani i cittadini italiani potranno recarsi alle urne per esprimere il proprio e confermare od opporsi alla riforma della giustizia, approvata in via definitiva dal Senato nell’ottobre del 2005. 

Il testo del quesito referendario, come riformulato dal D.P.R. 7 febbraio 202, è questo: 

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Quando si vota

Gli elettori sono chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. I seggi resteranno aperti dalle 7 alle 23 nella giornata di domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì, quando al termine delle operazioni inizierà lo scrutinio

Si tratta di un referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione: non è quindi previsto il quorum, e la riforma entrerà in vigore se i voti favorevoli saranno più di quelli contrari. 

Come si vota

Il fac-simile della scheda del per il referendum del 22 e 23 marzo - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il fac-simile della scheda del per il referendum del 22 e 23 marzo - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Per votare al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è necessario presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale.

La scheda riporta il quesito referendario e due possibili scelte:

  • Sì, per approvare la riforma
  • No, per respingerla

In quanti votano nel Bresciano

In provincia di Brescia sono 951.602 i cittadini chiamati alle urne, un numero in lieve crescita rispetto alla precedente consultazione referendaria. 

La macchina organizzativa prevede 1.172 sezioni elettorali distribuite nei 205 Comuni, comprese alcune sezioni ospedaliere. Il capoluogo concentra il maggior numero di elettori, con 195.906 iscritti nelle liste, seguito da Desenzano del Garda e Montichiari, mentre nei centri più piccoli – com’è logico – il corpo elettorale è molto ridotto. 

Sul portale del Giornale di Brescia dedicato alle elezioni si possono trovare tutti dati del voto Comune per Comune. 

Cosa prevede la riforma

Il quesito referendario chiede di approvare o respingere una legge costituzionale che interviene sull’assetto della magistratura e modifica diversi articoli della Carta. Tra le novità principali figurano la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti e l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare.

La riforma introduce inoltre un sistema di sorteggio per la scelta di parte dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura, con l’obiettivo dichiarato di incidere sull’organizzazione interna del sistema giudiziario. 

Ecco, riassunte per punti, le novità che introdurrebbe la riforma qualora venisse confermata:

  • Separazione delle carriere: l’attuale articolo 104 della Costituzione afferma che «la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», frase a cui la riforma aggiunge che essa «è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente».
  • Due Csm: all’attuale Consiglio superiore della magistratura ne subentrerebbero due, uno «della magistratura giudicante» ed uno «della magistratura requirente»; entrambe «sono presieduti dal Presidente della Repubblica»; «ne fanno parte di diritto» rispettivamente «il Primo presidente e il Procuratore generale della Corte di cassazione». I due Csm perderebbero i poteri disciplinari, oggi affidati ad una Sezione speciale dell’attuale Csm. Essi avrebbero competenze per quanto riguarda «le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati».
  • Il sorteggio: i due Consigli non sarebbero elettivi, ma composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati. I primi sarebbero estratti a sorte da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune, i secondi saranno sorteggiati tra tutti i magistrati - giudicanti e requirenti - aventi i requisiti che stabilirebbe una legge ordinaria successiva. I componenti dei due Csm «durano in carica quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva».
  • L’Alta Corte disciplinare: la giurisdizione disciplinare nei riguardi di tutti i magistrati sarebbe «attribuita all’Alta Corte disciplinare», composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco di giuristi che il Parlamento in seduta comune «compila con elezione», sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione, tre sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività ed esperienza in Cassazione. I togati sarebbero quindi la maggioranza, ma il presidente verrebbe eletto tra i laici. Durerebbero in carica 4 anni, l’incarico non sarebbe rinnovabile. Le due sentenze sarebbero ricorribili solo davanti alla stessa Corte, che giudicherebbe in secondo grado in una composizione diversa rispetto al primo. Non sarebbero impugnabili in Cassazione, come prevede l’articolo 111 della Costituzione. Una legge ordinaria disciplinerebbe gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi, il procedimento e il funzionamento dell’Alta Corte.
  • Leggi attuative: l’ultimo articolo della riforma stabilisce che «entro un anno» dall’entrata in vigore (quindi dopo il referendum) devono essere varate le leggi attuative. Nel frattempo continuerebbero ad osservarsi le leggi vigenti.

Le ragioni del «Sì»

Tra i sostenitori della riforma c’è chi ritiene che la separazione delle carriere possa contribuire a rafforzare l’imparzialità del giudizio e rendere più chiaro il rapporto tra chi accusa e chi giudica. Secondo questa impostazione, il nuovo assetto porterebbe il sistema italiano più vicino ai modelli adottati in altre democrazie europee. 

L’introduzione di organi distinti e di nuovi meccanismi disciplinari viene inoltre indicata come uno strumento per modernizzare l’organizzazione della magistratura. 

Le ragioni del «No»

Tra i contrari alla riforma, invece, si sostiene che le modifiche proposte non inciderebbero sui problemi concreti della giustizia, come i tempi dei processi, la carenza di personale negli uffici giudiziari o il sovraffollamento delle carceri. 

Secondo il Comitato «Giusto dire No», «con la riforma si crea un sistema meno equilibrato, nel quale il pm è reso un “super poliziotto” che non avrebbe un Csm forte a contrastarlo mentre le interferenze esterne peseranno di più: il pubblico ministero sarebbe più vicino al potere politico e più docile nei procedimenti “scomodi”»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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