Un «tabù» che si può «superare». Così la premier Giorgia Meloni, intervistata qualche giorno fa in un programma televisivo, ha definito la possibilità che il prossimo presidente della Repubblica sia un esponente politico «non di centrosinistra», nell’eventualità in cui la sua maggioranza venisse riconfermata alle prossime elezioni e avesse quindi i numeri per eleggere un capo dello Stato di provenienza politica a lei vicina.
Chi non è di sinistra, ha detto Meloni, «non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti». E quindi, a dire della premier, un presidente della Repubblica espressione del centrodestra sarebbe l’affermazione «di una cosa banalissima». Parole che hanno fatto discutere e provocato le reazioni critiche delle opposizioni. La segretaria del Pd, Elly Schlein, per esempio, ha negato l’esistenza di un tabù di questo tipo e ha accusato la premier di ignorare la natura super partes del presidente della Repubblica: «Non può essere un capo politico», ha detto.
Anche se il mandato dell’attuale capo della Stato, Sergio Mattarella, scade nel 2029, il dibattito sulla provenienza politica del suo successore si è già animato. Dicci la tua.



