Paini: «Tentativo concreto di pace in Ucraina, ma sembra imposta a Zelensky»

Sergio Paini è un giornalista Rai. Attualmente è corrispondente da Istanbul, ma in passato, dal 2018 al 2023, ha svolto lo stesso lavoro da Mosca. Lui stesso definisce quello che ha vissuto «un osservatorio privilegiato» sulla Russia, con la prima visita nel 1993 e poi le esperienze che gli hanno permesso di assistere al cambiamento del Paese fino alla guerra in Ucraina. Domani alle 11 sarà protagonista dell’incontro «Russia: trame imperiali. Europa e Russia, tra nostal’gija e guerra», organizzato nell’ambito del Festival della Pace al Mita - Museo internazionale del tappeto antico in via Privata de Vitalis.
Sergio Paini, i russi cosa pensano della guerra e dell’Occidente?
Gli anni Novanta, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, rappresentano un trauma nella memoria storica dei russi: chi ora ha più di 50 anni apprezza l’attuale stabilità del Paese e questo spiega perché, anche se la maggior parte della popolazione non è contenta della guerra, non ci sono movimenti di protesta. A questo tema vanno però aggiunte anche le misure draconiane messe in atto dal Governo: se una persona cammina con un foglio bianco in mano viene arrestata. La maggioranza dei russi – e il punto di vista non è solo quello ufficiale dettato dalla propaganda – si sente minacciata dall’Occidente. Si parte dal 2018 con l’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal e poi un crescendo fino all’invasione dell’Ucraina.

In Russia che giustificazione viene data per l’attacco all’Ucraina?
È stato spiegato come un tentativo di liberare l’Ucraina da un’élite nazistoide, con l’obiettivo di difendere i russi del Donbass. Questa è chiaramente una giustificazione propagandistica. Però c’è da fare un ragionamento più ampio. Gli Accordi di Minsk avevano abbassato l’intensità del conflitto, ma in realtà non sono mai stati applicati davvero. E questa è una responsabilità condivisa. Poi c’è il discorso della Nato: quando hanno aderito i Paesi Baltici non è sorto un problema perché lì c’è sempre stato un sentimento antirusso. Naturalmente le cose si complicano quando si parla di Ucraina o di Bielorussia. In Ucraina c’è un’identità nazionale molto forte a Ovest, dove sono nati la bandiera e l’inno, ma dobbiamo anche tenere in considerazione che gran parte dell’Ucraina è stata per secoli parte della Russia, un territorio conteso. Per alcuni non può assolutamente diventare un membro Nato.
E le mire imperiali?
Questi argomenti da Europa di fine ’800 sono ancora molto in voga in Russia. È come se il comunismo avesse congelato una serie di identità etniche che sono tornate a vivere. In alcuni Paesi ex Unione Sovietica, ad esempio, ci sono dei governi amici.
Alla luce di quello che è successo negli ultimi giorni, è possibile vedere oggi la fine del conflitto in Ucraina o siamo ancora in una fase di totale incertezza?
Pochi giorni fa avrei detto che era praticamente impossibile. Ora forse siamo davanti a un tentativo concreto di mettere un punto alla questione. Adesso c’è da discutere se sia giusto o meno accettare i termini che prevede il piano di pace Usa. In un certo senso potremmo parlare di un ricatto nei confronti di Zelensky: anche lui è consapevole che non ci sia alternativa alla pace, ma questa sembra essere una pace decisa dagli altri, una pace imposta. Oltretutto il presidente ucraino deve fare i conti con un certo malcontento interno perché la popolazione è stanca. Molte persone temono di essere mandate al fronte e quindi scappano: vedono che non c’è possibilità di vittoria. Il fatto che Trump abbia iniziato trattando solo con Mosca ci fa già capire molto del contesto: la politica europea ha sempre rifiutato questo schema, ma poi non mi stupirebbe se i leader europei andassero tutti da Trump com’è successo dopo Anchorage.
Che figura è Putin?
Il politologo Aleksandr Dugin tempo fa mi disse che Putin non era uno zar perché non era capace di fare delle scelte che entrano nella storia. Questo accadde tra il 2018 e il 2019. Possiamo dire che tre anni dopo, pur con una cosa folle, è entrato nella storia.
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