Opinioni

Putin non cerca la tregua, vuole vincere la guerra

Giovanni Cadioli
La promessa di Trump di fermare il conflitto in 24 ore è rimasta lettera morta
Vladimir Putin - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin - Ansa © www.giornaledibrescia.it
AA

Trump in campagna elettorale aveva promesso di «porre fine alla guerra in Ucraina in 24 ore». Dalla sua prima telefonata con Putin, il 12 febbraio 2025, ne sono passate quasi quattromila, e la pace non è mai stata così lontana. Perché Putin non cerca la pace, ma la vittoria. Per questo ha respinto ogni negoziato che non implichi la cessione di ampi territori ancora sotto controllo ucraino.

Ma anche se Zelensky accettasse – ammesso che società e forze armate glielo consentano – Putin non si fermerebbe. Le aree della regione di Donetsk sotto controllo ucraino che Putin pretende in cambio della «pace» sono l’ultimo baluardo di Kyiv per impedire che l’esercito russo dilaghi verso Charkiv a nord-est e Zaporizhia a sud-ovest. Putin però vuole proprio assicurarsi questa possibilità, per perseguire con ostinata ferocia gli obiettivi che aveva posto all’invasione del febbraio 2022.

Tra di essi non figurava impedire l’entrata dell’Ucraina nella Nato, ipotesi tramontata nel 2014. L’anno prima il presidente ucraino filo-russo Janukovitch aveva tradito il mandato elettorale – no alla Nato, sì all’Ue – stracciando l’accordo di associazione con Bruxelles in favore dell’Unione economica eurasiatica di Mosca. Alla sua rimozione per vie democratiche Mosca reagì annettendo la Crimea e prendendo il controllo di parte del Donbass. Da allora, l’Alleanza atlantica non ha alcun interesse a integrare uno Stato con dispute territoriali aperte con la più avanzata potenza nucleare del mondo. La Nato non ha accolto la Georgia, che fin dalla guerra russo-georgiana del 2008 si trova nella situazione dell’Ucraina, e nel 2022 non stava aprendo le porte a Kyiv.

Tra gli obiettivi di Putin nel 2022 non c’era nemmeno annettere o occupare tutta l’Ucraina, ma assoggettarla. C’è chi sostiene che l’invasione russa del 2022, operata da duecentomila, non due milioni di uomini, certifichi che Mosca voleva «solo» le regioni sudorientali ucraine. Non è così. Innanzitutto Putin, come spesso accade nei regimi autoritari, fu malinformato dai suoi sottoposti, che al capo dissero quello che voleva sentirsi dire.

Si aspettava che Zelensky fuggisse, che l’esercito ucraino crollasse e che i civili accogliessero i russi o restassero passivi. Ma soprattutto Putin aveva, e ha ancora, un piano diverso: non annettere o occupare l’Ucraina, ma attuare il modello bielorusso, ossia trasformarla in uno Stato formalmente sovrano, ma in realtà sottomesso a Mosca. Nel 2022 Putin aveva pronto un presidente fantoccio «pacificatore», il miliardario russo-ucraino Viktor Medvedchuk, che doveva, con l’aiuto di Mosca, ma senza milioni di soldati russi stanziati in Ucraina, iniziare il traghettamento di Kyiv nell’orbita di Mosca. Si guardi alla Georgia: dopo vent’anni di promesse occidentali infrante, Tbilisi è tornata all’ombra del Cremlino.

Putin vuole ancora l’Ucraina intera. E deve averla: la guerra è ormai legata alla sua stessa sopravvivenza politica e lui stesso l’ha trasformato in una missione storica. Per Putin la vittoria in Ucraina rappresenta il pieno ritorno della Russia allo status di superpotenza e il compimento di una missione millenaria: rendere la madrepatria grande e gloriosa.

Il summit dei leader in Egitto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il summit dei leader in Egitto - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Nel 2022 Putin perseguiva anche un secondo obiettivo: rovesciare il fragile ordine mondiale a guida americana e sostituirlo con un «multipolarismo» di superpotenze libere dal diritto internazionale e guidate dalla forza. In questa sfida la Russia è stata affiancata dalla Cina, mai così legata a Mosca fin dagli anni ’50, e decisiva nel sostenerne l’economia e nell’aggiramento delle sanzioni. Oggi le truppe russe avanzano e Kyiv riceve sempre meno aiuti occidentali. Putin ha dalla sua gli altri Stati del cosiddetto «asse del disordine» - Cina, Iran, Corea del Nord - e molti paesi del Sud globale. L’economia russa resta fragile, ma la sua capacità di produzione militare supera in diversi ambiti cruciali quella occidentale. E poi ci sono gli Usa, che con Trump parlano la stessa lingua del putinismo: quella del potere assoluto, del nazionalismo e del «multipolarismo» fondato sulla forza.

Perché Putin non cerca la pace? Perché non solo sente di dover vincere, ma anche di poter vincere.

Giovanni Cadioli - Dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.