Politica

Lancini: «Quando Bossi mi sosteneva sul caso dei Soli delle Alpi»

L’ex sindaco di Adro e il legame con il Senatùr. Volpi: «Umberto ha avuto intuizioni uniche»
Oscar Lancini - © www.giornaledibrescia.it
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Lo svela a distanza di 16 anni. «Sul caso dei Soli delle Alpi Umberto Bossi mi ha sempre sostenuto di nascosto e mi diceva di non mollare».

Per ricordare il fondatore della Lega morto giovedì a 84 anni, Oscar Lancini riavvolge il nastro fino al 2010 quando, da sindaco di Adro, viene travolto dal caso del simbolo usato 700 volte, tra tetto, banchi e zerbini, per decorare il polo scolastico del paese franciacortino.

«Mariastella Gelmini era ministro dell’Istruzione ed era furibonda oltre al fatto che subiva pressioni per farli togliere, mentre Bossi, all’epoca ministro per le Riforme, mi diceva di non mollare e visto che non poteva esporsi pubblicamente essendo al Governo, mi incitava di nascosto» ricorda Lancini, entrato nella Lega nel 1990.

Federalismo

«Presi la tessera per seguire le parole del Capo. Ho aderito per l’indipendenza della Padania, per il Sole delle Alpi, per il federalismo. Bossi era la Lega. Non c’erano i social, lui era il nostro social, ma oggi la politica è completamente diversa» spiega Lancini che torna poi ad un altro episodio che ha segnato la storia del Carroccio. «La notte delle scope», quando a Bergamo un Umberto Bossi in lacrime è costretto a lasciare il timone della Lega dopo lo scandalo dei fondi del partito usati per interessi familiari.

«Vi chiedo scusa perché i danni sono stati fatti da chi porta il mio nome» disse Bossi dal palco prima di lasciare la guida del movimento. «Bisognava cambiare e questo è certo, ma non so se è stato un modo giusto per farlo» ammette l’ex sindaco di Adro ed europarlamentare. «Un errore che ha commesso? Aver dato fiducia alle persone sbagliate» il pensiero di Lancini. In linea con quello di un latro leghista bresciano, Raffaele Volpi. «Umberto era troppo spontaneo e forse troppo fiducioso rispetto a certe persone che aveva attorno. E lasciatemi dire che oggi Bossi è la dimostrazione che la riconoscenza è il sentimento del giorno prima».

Il ricordo di Volpi

Ha febbre e qualche malanno di stagione. «Ma il dolore più grande è per la morte di Bossi» racconta l’ex senatore della Lega, già presidente del Copasir, una vita passata in via Bellerio anche da Commissario per la Lombardia. «Dove ho conosciuto il Bossi più privato, quello che si arrabbiava, quello deluso, quello che partoriva un’idea o si inventava un manifesto». Il senatùr non aveva un carattere facile, «quando veniva anche nella nostra provincia, prendeva i dirigenti, li strapazzava, faceva finta di non essere contento e poi si sedeva e ti spiegava il mondo.

In via Bellerio dicevamo sempre che non potevamo interpretare il suo pensiero perché tanto aveva sempre ragione lui – ricorda Volpi –. Umberto aveva però intuizioni uniche ed era amato dalla gente che andava ai comizi non per incontrare il segretario del movimento, ma per vedere lui che quando scendeva dal palco stava ore e ore tra i militanti. È la differenza – sostiene Volpi – tra la leadership di Berlusconi e la popolarità di Bossi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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