Politica

La Lega bresciana delle origini: «Bossi diede un’identità al nord»

«Un duro dalla grande capacità di analisi» nella memoria di chi gli fu accanto agli esordi come Della Torre, Arrighini, Cè e Galli
Umberto Bossi e Cesare Galli in Piazza del Mercato a Brescia nel 2003 dopo un comizio
Umberto Bossi e Cesare Galli in Piazza del Mercato a Brescia nel 2003 dopo un comizio
AA

La Lega della prima ora, nella giornata della festa del papà, ha perso il padre politico: Umberto Bossi.

«Leader e picconatore». «È stato un grande leader politico promotore di idee innovative» ricorda Corrado Della Torre, il primo segretario provinciale del Carroccio nel 1987. La sua voce è rotta dall’emozione: «L’ho incontrato la prima volta nel 1986 poco prima di partire militare quando per curiosità ero andato a seguire un incontro della Lega autonomista lombarda, l’ultimo è stato nel 2023 in occasione di un appuntamento organizzato dalla Comitato del Nord».

Brescia e Umberto Bossi hanno avuto un legame strettissimo: «La Lega Nord non era ancora nata, le prime riunioni fondative vennero fatte nella nostra sede cittadina quando ero segretario provinciale» ricorda Della Torre.

«Quando veniva a Brescia lo ospitavo a casa dei miei in piazza Duomo e istruiva noi giovani leghisti su come muoverci sul territorio. Era un uomo di grande rudezza, brusco, ma con una grande capacità di analisi» le parole di Giulio Arrighini, un altro bresciano tra i primi a credere in Bossi. «È stato uno dei picconatori della Prima repubblica. Il suo più grande merito è stato quello di aver ricordato al nord che siamo un popolo. Non dimentichiamoci poi che ha unito tutti i movimenti autonomisti del Nord e da lì - spiega - è nata la Lega e il successo clamoroso del ’94 e se la destra oggi affronta il tema dell’immigrazione è grazie alla Lega dei miei tempi che ha sfondato qualsiasi tipo di intimidazione».

Per Alessandro Cè, capogruppo alla Camera della Lega tra il 2001 e il 2006 e poi assessore alla Sanità in Lombardia, «con Bossi è morto uno di famiglia. Era un uomo duro, di grande intelligenza e grande umanità. Era lui che spesso voleva apparire più grezzo di ciò che era».

Subito i ricordi dei primi incontri: «Adunate di popolo nel ’91 a Roncadelle e Montichiari. L’ho visto lì le prime volte, ma poi l’ho conosciuto a Roma. Ed è stato lui a volermi capogruppo alla Camera. L’ultima volta che ci siamo sentiti prima che mi dimettessi da assessore - ricorda Cè - gli avevo chiesto di fare qualcosa per mostrare di non essere subalterno a Berlusconi e Formigoni. Ma avevo capito che per lui era difficile cambiare strada. E pensare che all’inizio non sopportava Berlusconi».

Alessandro Cè e Umberto Bossi
Alessandro Cè e Umberto Bossi

Dall’album dei ricordi a quello degli errori: «L’errore fatale è stato quello della seconda alleanza di Berlusconi che per varie ragioni l’ha condizionato troppo, non avevamo più le mani libere» sostiene Cè. «Aver fatto saltare il primo governo Berlusconi per motivi personali. Forse avremmo potuto anticipare scelte di 30 anni» afferma invece Della Torre: «Ha fatto probabilmente molti sbagli politici come la sciagurata rottura con Miglio, però era un uomo che ha sempre agito con una forte carica».

È commosso il professor Cesare Galli nel ricordare la figura di Umberto Bossi. «Sul piano umano sono molto dispiaciuto» ammette l’ex candidato sindaco a Brescia per il Carroccio nel 1998 e nel 2003. «Bossi è stato il primo che ha portato la questione settentrionale all’attenzione dell’opinione pubblica. Prima di noi in Italia discutevamo solo di quella meridionale. Ricorderò sempre un suo intervento in una trasmissione elettorale regionale, mi pare nell’85. L’ascoltavo e dicevo: "Ma cosa sta dicendo questo?". Anche per me in quel momento era qualcosa di totalmente nuovo e ha avuto il coraggio di sollevare un problema che c’è ancora in questo Paese».

Sull’eredità politica di Bossi Della Torre dice: «Ha inventato il Nord e la sua identità. Chi possa prendere in mano questa cosa lo vedremo». Non Salvini? «Ha esportato la dimensione della Lega a livello nazionale, c’è ancora un substrato regionale ma è una cosa differente». Per Cè «il messaggio iniziale della Lega resta: il federalismo integrale. Il movimento di Bossi era di popolo, al contrario della Lega di adesso che è schierata a destra in un mondo di diseguaglianze. In fondo l’idea di un’Europa federale è legata all’idea originaria che fu di Bossi». «Credo - conclude Galli - che noi oggi avremmo bisogno di ricordare Bossi non come qualcosa che appartiene al passato, ma come qualcosa che dovrebbe appartenere al futuro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...