Le radici dell’Europa unita e il futuro dell’integrazione europea. Sono i temi al centro dell’incontro dedicato al libro Ventotene. Le radici della nostra libertà (Bollati Boringhieri) di Federico Fornaro, saggista e deputato del Pd, in programma domani (venerdì 30) alle 18 nell’auditorium della Fondazione Ds Brescia, in via Metastasio 26.
Onorevole Fornaro, riscoprire le origini dell’Europa è ancora più importante oggi, mentre l’Unione sembra sotto attacco?
Certamente. Mai come in questo momento si sente il bisogno di un’Europa più forte, più presente sul piano della politica estera, per attivare tutti i canali diplomatici possibili e arrivare a una pace giusta in Ucraina. Anche di fronte all’attacco ormai evidente degli Stati Uniti di Trump, il messaggio di Ventotene mantiene una straordinaria attualità: indicava negli Stati Uniti d’Europa la vera risposta per il nostro futuro. Oggi siamo ancora distanti da quell’ideale, anche se molti passi avanti sono stati fatti.
Perché ha sentito la necessità di scrivere questo libro?
La storia deve aiutarci a commettere meno errori possibili. Il Manifesto di Ventotene presenta un paradosso: è uno dei documenti più citati, ma forse anche meno letti. Nel libro provo a ricostruire il clima, il tempo e i protagonisti di quel documento, che mantiene intatta la sua attualità quando individua nei nazionalismi i nemici della pace e nel superamento degli egoismi nazionali la strada verso maggiore equità e giustizia sociale.

L’Italia di oggi è ancora fedele a questi valori?
Purtroppo, sia in Italia sia in altri Paesi europei si preferisce tentare di svuotare dall’interno le istituzioni europee, anziché rilanciare il progetto dell’unità. L’Italia è sempre stata tra i Paesi in prima linea nella ricerca dell’integrazione. Questo governo, invece, in molte occasioni ha preferito accodarsi a Orbán e a Trump.
I giovani possono essere la chiave per rilanciare il progetto europeo?
Si è parlato spesso di generazione Erasmus. I giovani, a differenza dei loro nonni e bisnonni, non conoscono i confini nazionali come li conoscevano le generazioni precedenti e ragionano in una dimensione europea. Un loro maggiore coinvolgimento non può che fare bene.
Il Partito democratico come sta e cosa pensa dell’Europa?
Il Pd ha dimostrato anche nell’ultima assemblea nazionale un’unità non di facciata attorno alla sua segretaria, che candidiamo alle primarie nella prospettiva di guidare il Paese. Siamo convintamente europeisti, ma critici verso un’Europa che oggi balbetta e nella quale sembrano prevalere gli egoismi nazionali. Le grandi rivoluzioni, da quella digitale a quella climatica, non possono essere affrontate nella dimensione della singola nazione.




