Sono il «ceto medio» della geografia istituzionale: fuori dai bandi per i piccolissimi (sotto i mille abitanti) e per i piccoli (sotto i 5mila), lontani dalle strategie per i grandi (sopra i 30mila). Non poveri, ma in affanno. Non ricchi, ma abbastanza stabili da essere dati per scontati. Invisibili, proprio perché stanno nel mezzo. E adesso – dopo anni di pazienza e con la delusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza alle spalle – vogliono dire la loro.
Luca Reboldi, sindaco di Rezzato (13.565 residenti), è pragmatico e la spiega così: «Noi enti locali di medie dimensioni non siamo abbastanza mini per beneficiare dei bandi per i borghi, ma non abbiamo neanche la potenza delle città e troppo spesso restiamo tagliati fuori dai bandi per finanziamenti di opere pubbliche, indirizzati a questi due target o inaccessibili per la nostra forza lavoro. Eppure gestiamo servizi essenziali per decine di migliaia di cittadini con fatica. Anche il Pnrr ci ha visti, non a caso, un passo indietro». Lo dice senza rivalsa (l’obiettivo non è sottrarre fondi ad altri), ma con la stanchezza di chi si muove in una zona grigia del panorama amministrativo, incastrato in una terra di mezzo: «Chiediamo un sistema che riconosca la nostra posizione, un sistema che ci inserisca nel conto».




