Meno personale e bilanci risicati ma i Comuni provano a resistere

L’unione non solo fa la forza, come ci insegna la saggezza popolare, l’unione è però spesso fondamentale non solo per resistere, ma anche per sopravvivere. Soprattutto quando parliamo di Comuni piccoli. Più facile a dirsi che a farsi, servono percorsi, strumenti, professionisti. L’Hub della conoscenza, tra i suoi ambiti di azione, si è posto proprio l’obiettivo di aiutare le amministrazioni comunali, nello specifico di quelle di una grossa fetta dalla Bassa bresciana.
Dipendenti
Per fare una fotografia della realtà, negli scorsi mesi sono partite mail dall’Hub della conoscenza con destinatari gli uffici di tutti i 43 Comuni di competenza. Un lavoro gigantesco, i dati raccolti sono confluiti nel report «Modelli e opportunità di gestione associata per gli enti locali: stato dell’arte e prospettive di sviluppo per la Bassa bresciana», realizzato nell’ambito del progetto Italiae del Dipartimento affari regionali e autonomie del Governo; il tutto studiato per l’Hub della conoscenza.
Una premessa: il report si focalizza, appunto, sulla Bassa bresciana, ma la sintesi potrebbe essere la stessa se ci spostasse in altre zone, magari nelle valli. Uno strumento quindi che potrebbe essere utile ben oltre i confini dell’Hub della conoscenza. Ma vediamolo nel dettaglio, partiamo dalla questione dipendenti.
I Comuni, in particolare quelle di minori dimensioni, sono caratterizzati da alcuni vincoli strutturali: dotazione organica ridotta, spesso non commisurata alle funzioni da svolgere: tra il 2017 e il 2023 i Comuni italiani hanno registrato 95.825 uscite volontarie di personale, con un incremento del 45% delle dimissioni, passate da 11mila del 2017 a 16mila nel 2023; invecchiamento del personale: solo l’1,9% degli addetti ha meno di 30 anni e più di un quinto (21,4%, era 7,3% nel 2011) oltre 60; limitata capacità di manovra nei bilanci comunali, nei quali il personale incide per il 22,7% delle spese correnti, contribuendo a una forte rigidità della spesa (22,8% del totale, contro il 6,5% negli altri enti pubblici); inadeguata qualificazione del personale, con il 17% degli addetti comunali a livello nazionale che possiede un titolo di studio inferiore al diploma; basso accesso alla formazione continua, con una media nazionale di sole 1,4 giornate per addetto e valori inferiori nei Comuni meno urbanizzati.
Basso livello di digitalizzazione dei servizi, specialmente nei Comuni più piccoli, dove solo il 31-38% delle amministrazioni con meno di 2.500 abitanti dispone di servizi digitalizzati di front-office, contro oltre il 61% nei Comuni con più di 15mila abitanti.
Pensionamenti
E ancora, per quanto riguarda il fronte della dotazione organica, il totale dei dipendenti supera quota 330, di cui oltre 60 part time (soprattutto nei piccoli comuni); la presenza media è da 2 a 6 dipendenti nei paesi più piccoli per arrivare a oltre 50 in quelli più grandi. C’è poi il tema legato all’età, in molti casi infatti emergono situazioni critiche legate a pensionamenti imminenti e conseguente difficoltà di turnover.
Unioni
In estrema sintesi, in queste condizioni, soprattutto per i Comuni più piccoli, diventa praticamente impossibile continuare a gestire i servizi, o farlo in modo efficiente. Ecco allora la proposta dell’Hub della conoscenza: troviamo una forma di realtà sovracomunale che consenta di disporre di professionalità e servizi per amministrare al meglio i vari Comuni.
La base di partenza (come modello) sono le Unioni dei Comuni; nella zona ce ne sono due già operative: Unione dei Comuni Bassa Bresciana Occidentale (Lograto, Longhena, Maclodio, Orzinuovi, Orzivecchi e Villachiara); Unione dei Comuni Terra del Chiese e Naviglio (Acquafredda, Isorella, Visano), si occupa di polizia locale, protezione civile, rifiuti e igiene urbana, ragioneria. Il report è il punto di partenza, ora va letto, studiato. Poi toccherà ai sindaci decidere cosa fare.
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