Parigi. Un miliardo di euro all’anno per i prossimi dieci anni. È la cifra che, secondo il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Josef Aschbacher, serve all’Europa per non perdere terreno nella nuova corsa allo spazio e ridurre la propria dipendenza da Stati Uniti e Cina. È attorno al tema dell’autonomia strategica che ruota l’International Space Summit di Parigi, la due giorni che si è tenuta al Grand Palais, dedicata al futuro di un settore diventato decisivo non soltanto sul piano scientifico ed economico, ma anche per la sicurezza e la difesa.
«L’alternativa non è gratuita. La dipendenza ha un costo», ha avvertito Aschbacher. Acquistare da fornitori stranieri i voli per gli astronauti europei, ha spiegato, costerebbe circa cinque miliardi di euro in dieci anni, con risorse destinate in gran parte a industrie non europee e con la necessità di affidarsi ad autorizzazioni esterne. L’altra strada è investire in capacità proprie, mantenendo tecnologie, competenze e posti di lavoro nel continente e aumentando il peso dell’Europa nei negoziati internazionali.
La richiesta dell’Esa trova una sponda nell’industria. Le associazioni aerospaziali di Francia, Germania e Italia – Gifas, Bdli e Aiad – hanno chiesto unità tra i Paesi europei e un budget di almeno 60 miliardi di euro per la componente spaziale del futuro Fondo europeo per la competitività. Una condizione, sostengono, perché lo spazio venga riconosciuto a tutti gli effetti come un’infrastruttura critica e perché l’Europa possa trasformare gli investimenti in capacità industriale e autonomia strategica.
Il ministro
Al Grand Palais si sono riuniti capi di Stato e di governo, ministri, rappresentanti delle imprese e astronauti, tra i quali gli italiani Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti e il francese Thomas Pesquet. Per l’Italia ha partecipato il ministro delle Imprese e del Made in Italy e autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali Adolfo Urso.
«Il nostro obiettivo deve essere mobilitare più capitale privato europeo», ha detto il ministro, sottolineando come nella nuova Space Economy accesso ai capitali, rapidità di esecuzione e capacità di assumersi rischi siano ormai importanti quanto l’eccellenza tecnologica.
A Parigi sono state firmate anche due nuove intese industriali tra Italia e Francia. Protagoniste le italiane Aiko e Leaf Space, rispettivamente con Sopra Steria/Cs Group e Cailabs, in progetti che riguardano l’intelligenza artificiale applicata alle operazioni satellitari e le comunicazioni ottiche. «Italia e Francia possono guidare la costruzione di un’Europa dello spazio più competitiva e sovrana», ha commentato Urso.
Il ministro ha richiamato anche il rapporto «The Space Economy at a Glance 202» pubblicato dall’Ocse e il peso che Italia e Francia hanno assunto negli investimenti pubblici nel settore. Sul fronte industriale, Roma punta inoltre sul progetto Bromo, l’alleanza satellitare europea promossa da Thales, Airbus e Leonardo, oltre che sul lanciatore Vega C e sulle nuove costellazioni satellitari.
Italia e Francia possono guidare la costruzione di un’Europa dello spazio più competitiva e sovrana. Gli accordi di oggi dimostrano come la cooperazione tra i nostri Paesi possa tradursi in capacità industriali e tecnologiche concrete. Una leadership confermata anche dal rapporto… https://t.co/P6AA5gc9YA
— Adolfo Urso (@adolfo_urso) September 9, 2026
Per Urso l’Italia «ha un ruolo fondamentale» su queste due ultime tematiche, con l’obiettivo di contribuire a rendere l’Europa una potenza spaziale autonoma pur mantenendo strategica la collaborazione con gli Stati Uniti e con la Nasa.
La partita dell’accesso autonomo allo spazio passa anche dalla capacità europea di rendere competitivi i propri lanciatori. Un segnale importante è arrivato proprio durante il summit: Amazon ha ordinato sei ulteriori lanci di Ariane 6, portando a 24 il numero complessivo delle missioni previste fino al 2031 per la propria costellazione satellitare. Una commessa che rafforza il portafoglio ordini del vettore europeo e assume un valore particolare in un mercato dominato negli ultimi anni da SpaceX.
Autonomia
Roma avrà un altro ruolo centrale il prossimo 15 dicembre, quando ospiterà la Ministeriale di medio periodo dell’Esa sotto la presidenza italiana. L’appuntamento dovrà delineare una strategia di lungo periodo sull’esplorazione umana e robotica, sull’accesso autonomo allo spazio e sugli strumenti per sostenere la crescita della Space Economy.
Ma il tema dell’autonomia europea si intreccia sempre più con quello della sicurezza. «La nostra sicurezza sulla Terra dipende sempre più dalla nostra sicurezza nello spazio», ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. I rischi vanno dai segnali di navigazione disturbati o falsificati, con possibili conseguenze anche sull’aviazione civile, ai cyberattacchi contro le reti satellitari e le infrastrutture critiche.
Our security on Earth increasingly depends on our security in space.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) September 10, 2026
And some capabilities are too important to depend on others.
Up there, Europe must act as one.
Building together what no Member State could build alone. https://t.co/0jietcEnGH
Da qui l’accelerazione su Iris², la futura costellazione europea multiorbita per le comunicazioni sicure. Von der Leyen ha parlato di un sistema ampliato a oltre 350 satelliti; l’architettura principale definita ad agosto dalla Commissione e dall’Esa ne prevede 348, ai quali potranno aggiungersi ulteriori elementi opzionali. I primi lanci sono attesi dal 2029, con servizi destinati in particolare a governi, difesa, sicurezza e gestione delle emergenze.
Protezione
A questo si affianca l’European Space Shield, pensato per aumentare la protezione delle infrastrutture spaziali europee contro minacce come jamming e spoofing e per colmare le lacune nelle capacità di sorveglianza, allerta precoce e protezione dei satelliti. «Nessuno Stato membro può costruire queste capacità da solo – ha sottolineato von der Leyen –. Ma insieme l’Europa ha la possibilità di farlo».
I 23 Paesi membri dell’Esa hanno intanto ribadito in un documento congiunto la volontà di rafforzare l’autonomia europea nell’esplorazione spaziale, senza rinunciare alla cooperazione internazionale.
Le assenze
Sul vertice hanno pesato però anche alcune assenze. Non era presente il cancelliere tedesco Friedrich Merz, alle prese con le conseguenze politiche della pesante sconfitta della Cdu e della vittoria dell’AfD nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt. Hanno inoltre rinunciato al summit alcuni dei maggiori gruppi statunitensi del settore, tra cui SpaceX e Blue Origin.
Proprio le assenze americane rendono ancora più evidente il nodo attorno al quale si muove Parigi: capire se l’Europa dello spazio intenda restare un grande cliente delle potenze già dominanti o costruire capacità proprie sufficienti a giocare, anche in orbita, una partita da protagonista.



