L’Unione europea rafforza ancora la pressione economica sulla Russia e approva il 21esimo pacchetto di sanzioni dall’inizio della guerra in Ucraina. L’intesa è arrivata al termine di 45 giorni di negoziati, segnati da diverse resistenze tra gli Stati membri, questa volta non riconducibili principalmente all’Ungheria.
Il nuovo pacchetto concentra le misure sui settori considerati più importanti per il finanziamento dello sforzo bellico russo: energia, sistema bancario, criptovalute, infrastrutture e industria militare. Vengono inoltre inserite nella lista delle sanzioni 218 nuove persone ed entità, il numero più alto registrato negli ultimi quattro anni. Nel dettaglio si tratta di 48 persone fisiche e 170 organizzazioni o società.
Il petrolio
L’accordo è stato raggiunto a poche ore dalla scadenza della proroga relativa al tetto sul prezzo del petrolio russo. Nonostante l’aumento del prezzo del greggio Urals, salito fino a 65,3 dollari al barile, l’Unione ha deciso di mantenere il price cap a 44,7 dollari fino al luglio del 2027, sospendendo temporaneamente il meccanismo di adeguamento automatico.
Secondo le stime riportate nel negoziato europeo, il mantenimento del tetto potrebbe provocare una perdita di circa 3,5 miliardi di euro per le casse russe nell’arco di dodici mesi. È prevista anche una verifica intermedia, per valutare se la sospensione del meccanismo resti necessaria e proporzionata alle condizioni del mercato.
Una parte consistente delle nuove misure riguarda il sistema finanziario. Il divieto di transazione viene esteso ad altri 33 istituti di credito e finanziari russi. Vengono inoltre colpite una banca kirghisa collegata al sistema russo di trasferimento dei messaggi finanziari e tre banche di Paesi terzi accusate di favorire l’elusione delle sanzioni.
L’Unione introduce restrizioni anche nei confronti di 14 piattaforme di servizi legati alle criptovalute, con sede, tra gli altri Paesi, in Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Per la prima volta viene inoltre prevista la possibilità di imporre un divieto generale alle transazioni con operatori di criptovalute situati in Paesi terzi, quando questi vengano utilizzati dalla Russia per aggirare le restrizioni europee.
La «flotta ombra»
Sul fronte energetico torna al centro dell’attenzione la cosiddetta «flotta ombra», utilizzata da Mosca per esportare petrolio aggirando il limite di prezzo. Alle 632 imbarcazioni già sottoposte a sanzioni se ne aggiungono altre 41. E le restrizioni vengono estese anche alle navi che forniscono carburante, assistenza o altri servizi alla flotta, nonché alle società che operano per conto dei principali gruppi petroliferi russi. Per la prima volta viene colpita anche un’agenzia di reclutamento degli equipaggi.
We’re turning up the pressure on Russia’s shadow fleet.
— Kaja Kallas (@kajakallas) July 22, 2026
The oil tanker MV SOUTH STAR, suspected of sailing under false flag in breach of international maritime law, has been boarded on 20 July by Operation @EUNAVFOR_MED IRINI forces for flag verification.
Every illicit voyage… pic.twitter.com/Q4esYx4VRl
Il pacchetto interessa inoltre raffinerie, commercianti di petrolio, porti e aeroporti. Sono sottoposte a sanzioni tre raffinerie russe, un importante impianto bielorusso e diverse società attive nella commercializzazione dei prodotti petroliferi. Un divieto di transazione, destinato a entrare in vigore dopo sei mesi, riguarda anche la raffineria georgiana di Kulevi, accusata di trattare e lavorare greggio proveniente dalla Russia. Le misure vengono estese a due porti e quattro aeroporti russi.
La deroga greca
Particolarmente delicato il capitolo relativo al gas naturale liquefatto. Le importazioni di Gnl russo nell’Unione europea rimangono vietate, ma la Grecia ha ottenuto una deroga di un anno per i trasferimenti verso Paesi terzi effettuati da operatori europei. Atene ha sostenuto che, in assenza dell’eccezione, il trasporto sarebbe stato affidato a operatori cinesi, senza una reale riduzione dei flussi di gas russo. La deroga sarà limitata ai contratti firmati prima del 24 febbraio 2022 e a volumi non superiori a quelli registrati nel 2025. Un’eventuale proroga dovrà essere approvata all’unanimità.
L’industria militare
Il pacchetto punta anche a ridurre la capacità produttiva dell’industria militare russa. Sono previste 56 nuove designazioni relative a persone e imprese del comparto bellico, 37 delle quali direttamente collegate alla produzione e alla catena di fornitura dei droni a lungo raggio.
Altre 51 entità vengono sottoposte a restrizioni più severe sull’esportazione di beni e tecnologie a duplice uso. Alcune hanno sede in Cina, compresa Hong Kong, India, Kazakhstan, Kirghizistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti e sono accusate di contribuire all’aggiramento dei divieti europei.
Vengono limitate anche le esportazioni di polveri di nichel e berillio, metalli e leghe resistenti alla corrosione e materiali adesivi utilizzati nei settori aerospaziale e della difesa.
Le bocciature
Non tutte le proposte sono però riuscite a superare il vincolo dell’unanimità. È stato accantonato il divieto di importazione del pollack, il merluzzo russo utilizzato soprattutto dall’industria dei prodotti alimentari lavorati. Tra i Paesi contrari figurano Portogallo, Germania e Francia. Non è stata approvata nemmeno la proposta di inserire nella lista nera il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, già al centro di precedenti discussioni tra gli Stati membri.
Più complesso il confronto sul divieto di visto per i combattenti e gli ex combattenti russi. La misura, sostenuta in particolare dai Paesi baltici e dell’Europa nordorientale, ha incontrato le riserve di Italia e Francia. Il principio del divieto è stato approvato, ma la sua entrata in vigore è stata rinviata. Sarà il Consiglio europeo a stabilire quando applicarlo, dopo la definizione delle disposizioni tecniche e giuridiche necessarie.
I welcome the agreement on the 21st sanctions package against Russia.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) July 23, 2026
At a time when Ukraine has built military momentum, our sanctions continue to weaken the economic foundations of Russia’s war effort.
We’re adding 32 more Russian banks to our transaction ban list.
As well…
Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, le nuove misure arrivano in una fase nella quale l’Ucraina avrebbe acquisito maggiore slancio sul fronte militare, mentre la Russia sarebbe alle prese con crescenti difficoltà economiche e di consenso interno. «Le nostre sanzioni continuano a indebolire le basi economiche dello sforzo bellico russo», ha affermato von der Leyen. L’Alta rappresentante europea per la politica estera Kaja Kallas ha ribadito che l’Unione intende mantenere e aumentare la pressione su Mosca, con l’obiettivo di spingere il governo russo verso negoziati per una pace giusta e duratura.
Archiviato il ventunesimo pacchetto, la Commissione assicura che il lavoro proseguirà per individuare nuove misure e chiudere le eventuali lacune nel sistema delle sanzioni. Ma con il progressivo ampliamento delle restrizioni, il raggiungimento dell’unanimità tra i Ventisette appare destinato a diventare sempre più complesso.



