C’è anche il senatore bresciano del Pd Alfredo Bazoli tra i candidati a entrare nel Consiglio superiore della magistratura. Il suo nome figura nella rosa dei possibili rappresentanti dem per i dieci posti riservati ai componenti laici, che il Parlamento in seduta comune è chiamato a eleggere a partire da oggi pomeriggio.
Nelle prime due votazioni serve la maggioranza dei tre quinti dell’Assemblea, dalla terza in poi quella dei tre quinti dei votanti. Ma per molti partiti in occasione della votazione odierna l’indicazione sarà scheda bianca. E questo perché sarebbe ancora lontana l’intesa tra maggioranza e opposizione sulla suddivisioni dei 10 componenti del Csm.
Scenario
La riforma Cartabia del 2022 prevede che gli aspiranti componenti laici presentino preventivamente la propria candidatura, oppure siano candidati da almeno dieci parlamentari appartenenti ad almeno due gruppi diversi. I candidati devono essere professori ordinari di materie giuridiche o avvocati con almeno quindici anni di esercizio. La vera incognita politica riguarda la ripartizione dei dieci posti: resterà quella attuale, con sette laici riconducibili al centrodestra e tre alle opposizioni, oppure si arriverà a un riequilibrio, con sei rappresentanti della maggioranza e quattro delle minoranze? Al momento non ci sono certezze e per questo molte forze politiche potrebbero inizialmente votare scheda bianca.
Ma alla vigilia del voto le opposizioni scendono in campo con un comunicato congiunto e chiedono il rispetto degli equilibri parlamentari. «Ci auguriamo che nella prossima elezione dei componenti del Csm non si ripeta quanto accaduto all’inizio di questa legislatura, quando la maggioranza ha scippato alle opposizioni un componente che, come da prassi, spettava alle forze di minoranza parlamentare. Sarebbe un nuovo grave strappo istituzionale, ancora più grave perché consumato a pochi mesi dalle elezioni, quando saranno gli italiani a rideterminare gli equilibri parlamentari». Così scrivono i capigruppo di opposizione alla camera Chiara Braga (PD), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (AVS), Maria Elena Boschi (IV), Matteo Richetti (Azione) e Riccardo Magi (+Europa)
In lizza

Per il Pd, oltre al bresciano Bazoli, è in corsa l’altra senatrice Anna Rossomando, attualmente vicepresidente di Palazzo Madama candidati su indicazione della segretaria Elly Schlein. E che già in passato era stata accreditata di un posto al Csm. Rossomando è politicamente avvantaggiata rispetto al senatore bresciano: innanzitutto è in maggioranza nel partito. Oltre a questo vi è una questione di quote rosa, tanto che le candidature solo per le donne aspiranti al Csm sono state riaperte fino a ieri mattina alle 10. Per Bazoli si tratta di una sfida interna complicata che non passa solo dagli equilibri di partito, ma anche se il Pd propenderà per un politico o un giurista. Tra i nomi accostati ai democratici figurano anche il giurista Riccardo Ferrante e il costituzionalista Enrico Grosso, presidente del comitato per il No al referendum sulla giustizia.
Sul fronte del centrodestra, tra i candidati c’è Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, già componente del Csm e intenzionato a tornare a Palazzo dei Marescialli. Per la Lega si parla dell’ex ministra Erika Stefani e dell’ex presidente dell’Umbria Donatella Tesei. Per Fratelli d’Italia circolano i nomi del senatore Sergio Rastrelli e di Mario Serio, professore universitario già nominato dal governo nel collegio del Garante dei detenuti.
I meloniani starebbero valutando anche di sostenere l’autocandidato Antonio Di Pietro (anche se in maggioranza vi sarebbe l’opposizione di Forza Italia). Nell’area del centrodestra figura anche Antonio Leone, già consigliere del Csm e oggi impegnato nella giustizia tributaria. Per Italia Viva spicca tra gli autocandidati Francesco Bonifazi, mentre per Alleanza Verdi e Sinistra, che nella consiliatura uscente non ha eletto alcun laico, c’è Paola Balducci, ex deputata dei Verdi e già componente del Csm.




