Casini: «Come battere la destra? Di certo non con la sinistra»
Più di 40 anni in parlamento. Cinque di questi passati da presidente della Camera. Una passione viscerale per la politica, superata (forse) solo da quella per il Bologna, la squadra di calcio della sua città. Anche ieri, in visita al nostro quotidiano, Pier Ferdinando Casini indossava una cravatta rossoblù. Esattamente come la sciarpa con la quale è ritratto in moltissime foto. Anche in una che conserva sul suo cellulare: uno degli ultimi incontri con Silvio Berlusconi. Un ricordo della politica che fu.
E adesso, Casini, come va la politica?
Si naviga a vista, diceva Spadolini. Tutti i parametri a cui ci ispiravamo sono cambiati e adesso viviamo in un mondo in cui è la forza il punto di riferimento. Un mondo in cui non ci piacerebbe vivere, ma nel quale ci è dato vivere. In questo contesto, o l’Europa si sveglia e raggiunge rapidamente l’unità nella politica estera e in quella economica, oppure siamo destinati a essere mangiati. Il sovranismo europeo è l’unica strada da percorrere se vogliamo dire la nostra.
E come giudica la politica estera del Governo?
Devo dire che Meloni ha una certa ragionevolezza nel condurre la politica estera. Poi certo, esistono tante contraddizioni. La presidente del Consiglio ha ragione quando dice che l’Europa deve fare meno cose e farle meglio, però poi non può essere contraria a togliere il diritto di veto: così obblighi alla paralisi decisionale. Direi che la politica estera del Governo è un po’ incompleta.
Ma questa destra come si batte?
Di certo non si batte con la sinistra. Se vuoi dare un’assicurazione sulla vita alla destra radicalizzi lo scontro con la sinistra. Oltretutto, tendenzialmente tra destra e sinistra, in Italia vince la prima. Esiste però una fascia ampia di persone che non sono particolarmente militanti: si deve creare qualcosa di convincente per quegli elettori, altrimenti la destra non perderà le elezioni.
In questo contesto c’è un posto da occupare al centro?
È un problema di quelli che si occupano del centro. Io non me ne occupo più, grazie a Dio è una questione che non mi riguarda. Ma certamente esiste la questione. Forza Italia gode di ottima salute e ha un certo numero di elettori di centro.
E poi c’è la questione della riforma elettorale...
Sì, ma dobbiamo ricordarci che i temi sono politici. Per me una riforma elettorale non serve, bisogna però restituire agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari. Si devono rimettere le preferenze. E invece, secondo le indiscrezioni, la riforma toglierebbe i collegi uninominali. Se ci arriveremo, farò un emendamento per far sì che si introducano le preferenze e chiederò che lo scrutinio sia palese. Calenda e Renzi, quando hanno fatto la loro campagna delle politiche, hanno preso un ottimo risultato. Se si fosse lavorato su quel risultato, probabilmente oggi nel centrosinistra ci sarebbe una componente più liberaldemocratica. Più però poi le idee camminano sulle gambe degli uomini, la gente litiga e i personalismi prevalgono.
Cosa ne pensa del referendum sulla giustizia?
Credo che la separazione delle carriere non sia un attentato alla lesa maestà di nessuno. Esiste in molte legislazioni, per cui non mi scandalizzo se c’è tanta gente che vota sì anche nel centrosinistra. Io personalmente voterò no, ma non farò campagna elettorale per una ragione molto semplice, perché ritengo che l'esito concreto di questa riforma rischi di perpetrare una categoria di pubblici ministeri ancora più pericolosa di quella che c'è oggi per l'equilibrio istituzionale. Cioè potrebbe esserci un paradosso: l'esito di questa riforma è esattamente l'opposto di quello che la stessa maggioranza pensa di raggiungere.
Torniamo al 2022, all’elezione del presidente della Repubblica. Ci è andato davvero vicino? O ci tornerà vicino tra qualche anno?
Ho esaurito la mia spinta propulsiva, è un argomento che non mi appassiona. Poi peraltro è un argomento che non dovrebbe neanche appassionare perché non esiste la categoria di candidati alla Presidenza della Repubblica, esiste la categoria degli eletti alla Presidenza della Repubblica.
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