La politica estera italiana e il peso della «zoppia» bipartisan

Marco Frittella
Gli scenari internazionali ancora una volta dividono gli schieramenti politici in Italia come non succedeva da anni
La politica estera italiana e il peso della zoppia bipartisan - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it
La politica estera italiana e il peso della zoppia bipartisan - Foto Ansa/Giuseppe Lami © www.giornaledibrescia.it
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Ancora una volta la politica estera divide gli schieramenti politici italiani come non accadeva da molti anni. E questo certo non contribuisce a consolidare all’estero l’immagine di stabilità che il governo Meloni ha costruito in questi anni. Le divisioni riguardano la sinistra e riguardano la destra sia pure con una ragguardevole diversità nei comportamenti.

Per certo, ascoltando il fermissimo discorso con cui ieri in aula il ministro della Difesa Crosetto difendeva la coerenza del nostro governo nel contribuire a difendere l’Ucraina dall’aggressione russa, e pronunciava frasi del tipo «Io sono fiero di aiutare l’Ucraina, altri qui si vergognano», era impossibile non cogliere un richiamo implicito e polemico all’alleato leghista e ai tanti paletti che mette sulla politica estera sia pure sempre, alla fine, adattandosi in silenzio alla linea dettata da Meloni con pugno di ferro e con il sostegno appunto di Tajani e di Crosetto: in questo caso è bastato non mettere l’aggettivo «militari» accanto al sostantivo «aiuti» nel titolo del decreto e della mozione per contentare Salvini e lasciarlo libero di svolgere la sua propaganda.

Però ieri la Lega in aula ha tenuto ad essere quasi assente, banchi vuoti, nessun ministro e tantomeno Salvini, e perdipiù con due deputati del Carroccio che hanno votato contro il decreto del Governo per ordine del generale Vannacci contrarissimo a dare armi a Zelensky anche se, come ha detto Crosetto, «servono non a vincere ma a difendere il territorio, la sopravvivenza e l’identità di un popolo di fronte ad un atto di aggressione che prende di mira soprattutto gli obiettivi civili».

C’è da pensare che il doppio registro leghista non potrà che intensificarsi man mano che ci avvicineremo alle elezioni del 2027. Dall’altra in qualche misura è anche peggio.

Perché il campo largo, che avrebbe la speranza di rappresentare un’alternativa di governo alla destra, in ogni occasione, compresa quella di ieri, non riesce mai a presentarsi con una sola voce: ancora una volta ieri in aula il centrosinistra si è sbriciolato presentando ben sei mozioni diverse, ognuna tignosamente con il proprio aggettivo preferito per descrivere la tragedia di centinaia di migliaia di morti a due ore di volo da Milano: come potrebbero quelle sei posizioni diventare un giorno l’unica politica di un governo?

Senza dimenticare quello che è successo l’altroieri quando tutte le parti, di maggioranza e opposizione, sono riuscite a costruire una mozione bipartisan sull’Iran ma Conte ha deciso lo stesso di tirarsene fuori, l’unico partito che si è astenuto: voleva che nel tempo ci fosse scritto che l’Italia condannerebbe un eventuale intervento armato a difesa dei giovani che vengono falciati a migliaia dalle mitragliatrici dei pasdaran della rivoluzione dei mullah: «Serve la diplomazia, in particolare quella dell’Onu», ha detto l’avvocato del popolo, sfortunato perché proprio nello stesso giorno l’Onu indicava una rappresentante della repubblica khomeinista nel comitato dei diritti civili, figuriamoci.

Quindi come si vede zoppichiamo in politica estera, da una parte e dall’altra. Però va considerato che sul lato del governo la posizione viene tenuta con fermezza da Giorgia Meloni che non a caso, prima di partire per il Giappone ha convocato a palazzo Chigi l’inquieto alleato Salvini.

Sono tempi duri per chi deve governare e confrontarsi con credibilità sui tavoli internazionali, e la difficoltà aumenterà man mano che le elezioni politiche, avvicinandosi, susciteranno gli animal spirits dei partiti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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