Vincere o vincere bene: Azione si gioca la sopravvivenza

Per il partito di Calenda le Amministrative sono il primo banco di prova territoriale ad ampio raggio: l’obiettivo è creare classe dirigente dal civismo
Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il partito di Carlo Calenda entra nel campo da gioco delle Amministrative dell’8 e 9 giugno con una certezza che tutti gli altri non hanno: comunque vada, potrà dichiarare serenamente di avere vinto. Poi, vinto bene o vinto aritmeticamente rispetto a se stesso e basta sarà un altro paio di maniche.

Per Azione quelle alle porte sono le prime elezioni ad ampio raggio: il partito più giovane seduto in Parlamento ha alle spalle cinque anni scarsi di vita (li compierà, i cinque, esattamente il 21 novembre) e per quanto riguarda Brescia ha all’attivo un consigliere regionale, una rappresentante in Provincia, un assessore e tre consiglieri in Loggia (fin qui, con l’apporto di Italia Viva e di +Europa in versione Terzo Polo, perché è sì il partito più giovane, ma in cinque anni scarsi ha già vissuto una fusione e una scissione).

Ma questo, si diceva, è il banco di prova numero uno nei 144 Comuni prossimi alla sfida delle urne e, quindi, in sostanza il segno «+» è scontato di fronte a qualsiasi risultato (anche uno è più di zero, chiaramente). Va da sé che quella dei centristi è una battaglia a parte, una sorta di «fuori concorso»: di fatto, il partito lotta per la sopravvivenza o, meglio, per garantirsi la sopravvivenza oltre questa legislatura.

Non è un caso che il segretario provinciale Marco Garza dica chiaro e tondo: «L’obiettivo primario per noi è formare classe dirigente, il che significa eleggere più consiglieri possibili perché abbiamo bisogno di una forte rappresentanza territoriale: solo in questo modo potremo entrare in un’altra dimensione» (elettorale, s’intende). Per farlo, i vertici della compagine hanno ragionato più o meno come il Pd: niente simboli di partito. Garza la spiega così: «Abbiamo dato moltissima autonomia ai territori, nel nostro partito ci sono parecchie candidature al debutto e tante persone che si impegnano per la prima volta. Lasciare il contesto del civismo era la strada giusta».

Qualche dato per capire meglio: Azione sarà presente con i propri candidati (intesi quelli in possesso della tessera di partito) in circa una cinquantina di Comuni, un terzo di quelli in gioco. In tre casi lo schieramento è quello di centrodestra: succede a Sirmione (dove in coalizione nessuno, neppure il centrodestra, appiccicherà simboli diversi da quelli della civica), succede a Sarezzo (dove in squadra, in contrapposizione al centrosinistra, ci sarà anche Italia Viva). E succede anche a Salò, dove il partito non sosterrà Giovanni Ciato (ex segretario territoriale e ormai da un anno non più iscritto ad Azione), ma sarà al fianco di Lega e Forza Italia.

Per la verità un Comune in cui Azione si misurerà davvero rispetto a «un’eredità» c’è: Chiari, feudo di Massimo Vizzardi, dove lo schieramento di civiche (anche in questo caso il simbolo è stato «esiliato») viaggia in solitaria, con il Pd altrove e il centrodestra pure. Altra questione è invece l’investimento politico, una bussola che traccia sulla mappa le genealogia delle aspettative: ce ne sono, in particolare, a Orzinuovi, ovviamente a Lumezzane (che è diventato un po’ per tutti l’epicentro di queste Amministrative), a Dello si gioca in casa con un candidato sindaco di bandiera, ma il binocolo è puntato anche su Sirmione e Pisogne.

C’è un altro aspetto in cui Azione, partito squisitamente d’opinione, si differenzia dagli altri schieramenti. Ed è questo: salvo qualche caso (e perlopiù a livello nazionale), sul territorio la sua cifra non è quella dei cambi di casacca spericolati, i transfughi si contano perfettamente e sono diluiti all’interno di una base essenzialmente nuova anche alla partecipazione attiva (tanto che la platea di under 40 è ampia rispetto al numero degli iscritti).

In questo senso Azione è forse l’unica forza politica ad essere riuscita a catalizzare nuovi voti e nuovi volti dall’esperienza del civismo puro e non semplicemente ad auto-alimentarsi sulla scia di un travaso di consensi dagli altri partiti. Questa, sul piano locale, è la tenuta e insieme l’incognita principale che le urne potranno misurare. L’ultima postilla ha infine a che vedere con uno dei quesiti che aleggia in sottofondo: che differenza di programmi e linee c’è veramente tra Azione e Italia Viva? Nel mondo reale sono pochissime le persone che sanno dirlo, un po’ come quando da piccoli veniva chiesto «vuoi più bene alla mamma o al papà?».

Una risposta che passa da valutazioni molto soggettive, specie se la mamma e il papà, come Matteo Renzi e Carlo Calenda, nel frattempo si sono lasciati molto male.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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