L’autosufficienza a tinte... green per il rifugio Serafino Gnutti

Due i progetti dedicati alla struttura in Val Miller sopra Sonico per produrre elettricità e avere acqua potabile
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Il rifugio Gnutti alimentato dal sole
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Valorizzare la risorsa idrica e utilizzare l’irraggiamento solare per rendere i rifugi di montagna autosufficienti sia dal punto di vista energetico che dell’approvvigionamento dell’acqua potabile. Sono i due obiettivi che il Cai di Brescia si è prefisso con due diversi progetti presentati ieri mattina a 2100 metri di quota nella Val Miller, il primo dei quali è diventato realtà, almeno per il Rifugio Gnutti, grazie al contributo di Enel Green Power.

Elettricità

Nei giorni scorsi è stata completata l’installazione di due batterie d’accumulo da 10 kWh ciascuna e un impianto fotovoltaico da 12 kW sul tetto dello storico rifugio intitolato all’alpino medaglia d’oro al valor militare che consente all’edificio di essere alimentato con energia verde al 100% anche nei momenti di scarso irraggiamento solare.

«Enel Green Power - ha detto Matteo Bossi, responsabile Unità territoriale Cedegolo di Enel - insieme al Cai e con la collaborazione del Parco dell’Adamello, ha voluto rendere il rifugio autonomo dal punto di vista energetico, portando un beneficio tangibile al territorio, ai tanti turisti e alle comunità locali».

Con i suoi 18 impianti idroelettrici, 8 grandi dighe e 15 dighe minori, Enel è un operatore fortemente radicato nel territorio e ha, con il Cai, posto l’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. «Per la nostra sezione del Cai - ha chiarito il presidente Renato Veronesi - il rifugio Gnutti è una sentinella per l’ambiente dell’Adamello. Con questo progetto non abbiamo semplicemente reso il rifugio autosufficiente, ma ridotto l’impatto ambientale e promosso una fruizione sostenibile e responsabile del delicato ambiente alpino».

Acqua

Sulla stessa logica si basa «Dal ghiacciaio alla borraccia», progetto di attenzione all’ambiente che il Cai ha ideato insieme all’UniBs, nato da una precedente sperimentazione che le due realtà hanno adottato al rifugio Garibaldi: progettare e realizzare un impianto di potabilizzazione dell’acqua e garantire l’autosufficienza idrica dell’edificio. Per l’approvvigionamento di acqua potabile, così come per tutte le altre materie prime, i rifugi si servono degli elicotteri, con tutto quello che comporta in termini di impatto ambientale. Evitare consumi e inquinamento è l’obiettivo di questo progetto.

«In occasione della Giornata regionale delle montagne promossa da Regione - spiega Laura Pasinetti, progettista socioculturale e socia Cai - abbiamo voluto ripetere questa esperienza sui rifugi Tonolini e Gnutti. Abbiamo coinvolto giovani fra i 18 e 35 anni, studenti universitari di Ingegneria e studenti soci Cai, organizzato un workshop di due giorni, analizzato il caso studio precedente e progettato insieme nuove soluzioni». Gli studenti, una ventina, sono rimasti per due giorni in quota grazie a Regione che ha promosso un bando sulla valorizzazione della montagna.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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