Wikipedia, 25 anni di informazioni e l’era del «dominio cognitivo»

Wikipedia compie 25 anni. L’enciclopedia online, aperta a tutti, è nata nel gennaio 2001 come rivoluzionario veicolo di conoscenza basato sulla collaborazione dei singoli e ha fatto sì che tale conoscenza non restasse appannaggio di élite culturali o istituzionali. Wikipedia contiene informazioni espresse in 340 lingue e solo in Italia è stata consultata nel 2025 da 2,83 milioni di utenti, trentamila dei quali ne hanno aggiunto o aggiornato le voci nell’ultimo mese.
Ma anche uno strumento di divulgazione democratico come questo, esaminato con approccio critico diventa variabile strategica, perché la «circolazione del sapere» incide direttamente sugli equilibri di potere.
Il «dominio cognitivo» è infatti ormai stabilmente il sesto ambito del confronto strategico, che si aggiunge a terra, mare, cielo, spazio e cyber e sono tre le categorie della competizione che ha per obiettivo la mente umana. La prima sono le tecnologie d’influenza, che modificano dall’esterno l’informazione: social media, marketing, engagement, monitoraggio, ascolto, analisi delle reti, disinformazione (con effetti immediati ma breve durata) e persuasione (che radica narrazioni nel tessuto sociale).
La seconda è l’interferenza: agisce su biochimica e attività elettrica del cervello con farmaci per potenziamento o degradazione cognitiva, con dispositivi di stimolazione magnetica o elettrica e con sistemi come le armi a microonde (che sarebbero responsabili, ad esempio, della «sindrome dell’Avana», malesseri identici che nel 2016 colpirono diplomatici Usa in vari Paesi).
La terza sono le interfaccia cervello-macchina (Bci, Brain-computer interface), sia non invasive sia con impianti: inquietante confluenza uomo-computer in cui il confine tra pensiero e input esterno è labile sino a giungere all’«human joystick», la possibilità di influenzare decisioni manipolando le interfacce neurali della persona.
Wikipedia rientra ovviamente nella prima categoria, nelle operazioni Osint (Open source intelligence), essenziali per comprendere l’humus di opinione pubblica e politica dei Paesi: se ne esaminano le possibili narrazioni distorsive, che acquistano credibilità perché inserite in un contesto percepito come neutrale; il presidio critico della massa di conoscenza aperta diventa così parte integrante della sicurezza nazionale. Fondamentale è il confronto sistemico delle stesse voci in lingue diverse: studiare le differenze, a volte rilevanti, rivela infatti priorità, obiettivi e linee di tendenza, sino a quelle «rosse».
Il Documento concettuale del nostro Stato Maggiore Difesa ha tracciato nel 2023 una mappatura articolata della guerra cognitiva, che è trasversale e agisce su relazioni tra individui e gruppi, attraverso profili, identità digitali, dispositivi percepiti come famigliari e attraverso il governo delle infrastrutture (le reti). Gli approcci «cognitivi» delle grandi potenze sono diversi. Mosca predilige il controllo riflessivo dei flussi di informazioni, per indurre a prendere decisioni solo apparentemente autonome, ma in realtà predeterminate, generando nell’avversario disorganizzazione e incertezza permanente. Per Pechino la guerra cognitiva è centrale militarmente: dal 2016 sta investendo, in prospettiva quindicennale, decine di miliardi nel China Brain Project, mirando alla leadership mondiale nell’interfaccia uomo-macchina. Washington ha invece sempre puntato sul soft power, proponendosi come modello culturale attrattivo, ma l’era trumpiana ha spezzato tale narrazione a discapito di alleati tradizionali: lo ha esplicitato nelle pagine della Strategia di sicurezza nazionale presentate a dicembre e usa come testa d’ariete Elon Musk, che con la sua potenza cyber corteggia i nazionalisti del Vecchio Continente e mira a delegittimarne il sistema istituzionale europeo.
Europa che è già terra di conquista cognitiva, per la sua strutturale dipendenza digitale: i cavi sottomarini, autostrade dell’informatica, sono infatti tutti appannaggio Usa e nessuna realtà Ue può competere con la dimensione Cloud di Amazon, Microsoft o Google. Difficile oggi ipotizzare contromisure rapide e, soprattutto, coese: se non sai riconoscere l’attacco, recita un antico adagio militare cinese, hai già perso la battaglia.
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