La visione di Meloni fra Europa e Trump

Una Meloni tutta d’attacco ieri al Senato alla vigilia del Consiglio europeo di oggi. Da una parte abbiamo ascoltato la conferma delle posizioni non modificate del governo su Gaza e Ucraina (nonostante i distinguo leghisti su quest’ultimo dossier), dall’altra alla Camera Alta è andata in scena l’accentuazione della polemica con l’opposizione di sinistra.
L’Italia non smentisce il proprio appoggio anche militare all’Ucraina (pur negando l’invio di soldati sul terreno) e respinge come irricevibile la richiesta grillina di interrompere immediatamente ogni tipo di sostegno a Kiev. Inoltre il nostro Paese condivide il Piano Trump per Gaza che tutti nel mondo hanno appoggiato, tranne – ha sottolineato la premier – la sinistra italiana «che se fosse stata al governo avrebbe messo l’Italia in un angolo con un rifiuto senza senso».
Infine, Meloni ha approfittato dell’imprudenza di una senatrice grillina («Le piazze pro Pal erano contro di lei!») per accusare la sinistra di aver cinicamente strumentalizzato il dramma di un popolo per un puro tornaconto di politica interna, aizzando i manifestanti contro il governo. Come si vede, ancora una volta viene mancata la possibilità di una politica estera condivisa tra maggioranza e opposizione nonostante che in circostanze pericolose come quelle di oggi, sarebbe la dimostrazione del senso di responsabilità collettivo della classe dirigente di un Paese.
In diretta dal Senato della Repubblica, il mio intervento di replica in seguito alla discussione in Aula. https://t.co/67qVJYzenP
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 22, 2025
Ma del resto l’opposizione non è neanche concorde in casa propria: anche ieri ogni partito ha presentato una propria mozione con posizioni parecchio differenti tra loro (il Pd, anche per effetto delle tensioni interne, non riesce a condividere il pacifismo radicale dei grillini e della sinistra di Fratoianni&Bonelli).
Ci sono due elementi interessanti da notare nel discorso di Giorgia Meloni. Il primo è che l’Italia non segue la corrente che vorrebbe modificare la regola dell’unanimità per le decisioni europee, sostituendola con il voto a maggioranza: «Andrebbe bene per affrontare la questione ucraina – è stata la spiegazione – ma andrebbe male su tanti dossier che riguardano gli interessi dell’Italia che il governo è chiamato a difendere in via prioritaria». Inoltre Meloni insiste nel considerarsi un possibile strumento di dialogo tra gli Usa di Trump e l’Unione europea, e rivela che in via ufficiosa si è adoperata per smussare gli angoli tra il presidente americano e Ursula von der Leyen nella questione dei dazi.
Del resto lei è l’unica governante europea che sulla propria poltrona comodamente seduta su un cuscino di largo consenso elettorale, mentre tutti gli altri si appoggiano su equilibri politici assai precari e hanno di fronte avversari con un consenso elettorale crescente. Al contrario, la maggioranza italiana di centrodestra gode di una invidiabile assicurazione sulla vita: le divisioni e le contraddizioni di una opposizione che non riesce a proporsi come credibile alternativa di governo.
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