Attenzione alta per studiare, analizzare, prevenire, contrastare, reprimere la violenza dilagante, che vede nei giovanissimi un inusitato motore propulsivo. Anche a Brescia le antenne sono vigili: si guarda oltre gli episodi di particolari giornate, solitamente nei fine settimana, infiltrate con l’intenzione di scardinare la convivenza pacifica. La Francia guida il farsi delle azioni criminali e le rilancia in chiave europea, estendendo i confini oltre le singole municipalità.
Il fenomeno che più interroga è la sempre più giovane età dei protagonisti delle contestazioni più feroci, che sembrano mescolare disagi personali e malesseri sociali, in una miscela esplosiva che pone la questione delle priorità delle risposte: il contrasto impellente, delle forze dell’ordine, va abbinato alla comprensione delle ragioni più profonde del farsi contro lo svolgersi della convivenza in atto e misconosciuta?
Movimenti e partiti si dividono, non tanto sulla condanna delle violenze praticate, piuttosto sulle risposte che esigono. Conta se, loro, stanno in maggioranza o all’opposizione nei governi nazionali e come si approcciano alle future competizioni elettorali già in calendario. Le responsabilità attribuite a chi e come gestisce la cosa pubblica influiscono sulle controdeduzioni da mettere in campo.
Il presidente Sergio Mattarella, accanto alla condanna senza e senza ma, sollecita il dovere di dare risposta al nocciolo duro, portante, del chiamarsi fuori dall’esistente patto di convivenza. Riceve il plauso di tanti, ma anche la critica di chi vi individua la breccia per una possibile riduzione della fermezza del contrasto. Il disagio finanziario – lavoro, casa, salute, stipendi, pensioni – è prima di tutto degli adulti e riguarda la molteplicità dei comparti economici, che fanno appello ad interventi governativi di supporto e a tavoli di compensazione. Però l’esplosività è dei minorenni, sempre più ragazzini-bambini, che sfuggono alla casistica conosciuta delle figure contrastanti la ragione sociale.
Le famiglie sono chiamate pesantemente in causa, come corresponsabili di un difetto educativo e soggetto evocato per rispondere dei danni provocati dai figli violenti: i cocci sono loro da pagare. Lasciato sullo sfondo il tema di una regia occulta esterna, che vorrebbe mettere in crisi interi sistema paese per convenienze internazionali, rimane la questione della matrice di una motivazione interna trasversale. Milano, da noi, tiene banco, ma non è un accadimento isolato. Le azioni criminali si propagano oltre le manifestazioni pacifiche di protesta, che vengono utilizzate come cassa di risonanza e sporcate nel loro proporsi alla pubblica attenzione.
Le iniziative di contrasto a lungo raggio fanno prevedere che si ipotizzano scenari accidentati di non breve respiro. La sfida educativa è quindi chiamata vitalmente in causa. Famiglie, scuola, istituzioni private e pubbliche devono interagire: è in ballo la loro stessa sopravvivenza. Brescia, forte della sua radice storica, può dare un contributo di studio e ricerca.



