Infine, Ursula von der Leyen l’ha spuntata. Per il Canada si prospetta uno stato di membro associato dell’Ue. L’annuncio, a sorpresa, è venuto al termine del vertice di Montreal, con l’aggiunta di «un’associazione sempre più stretta, pur senza arrivare a una piena adesione». Il premier Mark Carney ha precisato come nei prossimi mesi Canada e Ue lavoreranno per definire la sostanza, la dimensione e gli obiettivi di questa nuova forma di membership.
A indicare il Canada come un possibile membro associato era stata Ursula von der Leyen, nel discorso sullo stato dell’Unione, al quale era presente Carney. Ne era seguito un vespaio, animato da Germania e Francia, alle quali si era poi aggiunta la Grecia. L’intervento dei governi era andato nel senso di un downgrading, respingendo la formula della associated membership. Ora, di fronte a giganti non certo benevoli nei confronti dell’Ue, e siccome anche il modo in cui le cose vengono chiamate ha il suo peso, dal vertice di Montreal è venuta, una risposta forte. In giugno, con la partecipazione di Carney al Consiglio europeo, l’accordo potrebbe essere finalizzato.
Politicamente questa alleanza con il proposito di farsi sempre più stretta, di guardare al futuro, e di fare del Canada il partner più prossimo dell’Ue, è il messaggio e l’impegno di ventotto democrazie liberali verso un mondo nel quale la potenza, sia essa economica o militare, è sempre più appannaggio di governi autoritari. Esprime la volontà di mantenere vivi i valori sui quali poggia la civiltà occidentale. Per l’Ue è l’alternativa al legame via via più deteriorato con gli Stati Uniti.
Per il Canada è il rafforzamento di un’alleanza, sempre transatlantica, al logorarsi di quella inter-nordamericana. In definitiva, come ha sottolineato Carney, una alleanza per aumentare la nostra sovranità collettiva in settori quali l’intelligenza artificiale, l’energia, i metalli critici. I contenuti dell’accordo vanno, quindi, ben oltre gli scambi commerciali, pur partendo proprio da questi. Nell’agenda spicca il commercio digitale. L’obiettivo è facilitare gli scambi rendendo più compatibili le rispettive regole.
Sul tavolo dei negoziati vi è poi il consentire ai ricercatori, imprese e startup canadesi di utilizzare le infrastrutture europee di supercalcolo. Si parla di accesso a dodici supercomputer europei, anche per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Ricerca scientifica, università e mobilità sono altro aspetto per rafforzare i programmi congiunti, favorire gli scambi universitari, aumentare la mobilità degli studenti. Un altro dossier importante riguarda la cooperazione sulle materie prime critiche.
In quest’ambito la Banca europea per gli investimenti dovrebbe firmare un’intesa per favorire il finanziamento di progetti minerari e di trasformazione delle materie prime canadesi. Si tratta di un tassello importante della strategia europea per ridurre la dipendenza dalle forniture esterne, soprattutto dalla Cina. Il partenariato, altro punto di rilievo, si estenderà all’industria della difesa, con la partecipazione del Canada al programma Safe dell’Ue. Safe (Security Action for Europe) è uno strumento finanziario creato per accelerare gli investimenti nella difesa e sostenere gli acquisti militari congiunti tra gli Stati membri.
Ue e Canada uniti anche nel sostegno all’Ucraina, con l’annuncio della decisione di Carney di contribuire al prestito di 70 miliardi deliberato dall’Ue. Con questo accordo l’Ue sta tentando di costruire una nuova categoria di relazioni con Paesi terzi, più stretta della semplice associazione commerciale, ma senza adesione. Il Canada potrebbe diventare il primo caso di questa architettura innovativa. Resta una incognita. La parola finale spetta ai Paesi membri. Il prossimo è un anno di elezioni. Manterranno i nuovi governanti gli impegni assunti? Varrà il pacta sunt servanda?




