Il valore degli 80 anni della Repubblica e dell’anniversario di Francesco

Quest’anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica, nata dal Referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Un anniversario che segna anche gli ottanta anni dall’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente e del primo voto delle donne italiane, un momento fondamentale per la democrazia italiana.
Il Referendum istituzionale sancì la fine della Monarchia e l’inizio della Repubblica, l’Assemblea Costituente avviò il percorso che portò alla stesura della Costituzione. Il 2026 non è semplicemente il tempo per la memoria di una serie di avvenimenti importanti, ma l’appuntamento, voluto e ricercato, per una revisione delle nostre istituzioni. Una riscrittura invocata da più parti, per dare risposte attuali ad un contesto profondamente innovato.
Allora, ottanta anni fa, il voto era un diritto voluto e conquistato, oggi siamo in presenza di un abbandono crescente dell’urna. Se la democrazia perde le sue radici di fondo, e il suo carattere di rappresentatività reale e diffusa, si innesca una cambiamento di sistema.
Come restituire significatività al voto personale? Squadernante sul tavolo civico ci sono una serie di questioni: dalla riforma della giustizia al premierato, dal cambio della legge elettorale al sistema sanitario, dalla tutela del lavoro dipendente e professionale alla struttura scolastica, dal merito dei più preparati alla tutela dei più deboli. Un patto sociale che attende di essere rimotivato consapevolmente, non abbandonato ad un fatalismo disarmato.
Così non può apparire episodico e privo di contenuti attuali che cada, sempre nel 2026, l’ottavo centenario, il 4 ottobre, della morte di san Francesco, il poverello d’Assisi fondatore dell’Ordine Francescano. Proclamato santo da Papa Gregorio IX nel 1228, perché la sua lezione di vita e di fede continuasse a proporsi, da subito, come chiave di volta del cammino personale e comunitario della Chiesa tutta.
Venendo a noi, la scelta di Bergoglio di chiamarsi, per la prima volta nella storia del papato, Francesco e di riproporne con vigore l’insegnamento, ha una eco di continuità nell’azione di Papa Leone XIV. Il pastore che viene dall’America non si stanca di raccomandare alla pace dei cuori e alla armonia del creato, da custodire come beni preziosi di un mondo da amare e curare con passione costante.
Gli ottanta anni della Repubblica non siano la conclusione, ingloriosa, di una storia scritta da persone che l’anagrafe lascia consegnate ad una stagione passata, piuttosto un patrimonio di esperienze a cui attingere per assumere la responsabilità di un presente che guarda al futuro. Come san Francesco non sia un sogno irrealizzato e irrealizzabile, da interpretare nelle giornate di festa particolare.
Un anno è un tempo lungo da vivere, ma anche uno spazio che scivola via veloce se è strutturato su un continuo rimando delle cose da fare. Un rimando colpevole perché delega le scelte ad altri, che non sappiamo compiutamente in base a quali visioni le compiono. I valori che richiamano sono una responsabilità che personalmente ci interpella da oggi, per non dire già da ieri. Non c’è tempo da perdere.
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