Opinioni

L’approccio di Trump e le speranze di pace

Il presidente americano è imprevedibile: nella sua strategia politica non esistono amici o nemici, principi morali o norme, ma solo interessi da realizzare
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

Il presidente americano Donald Trump - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente americano Donald Trump - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it

Donald Trump aveva garantito di risolvere in pochi giorni le due grandi e tragiche crisi della nostra epoca, in Ucraina e a Gaza. A quattro mesi dal suo insediamento, pochi sono stati i progressi e almeno nel caso di Gaza si è assistito a un ulteriore peggioramento di un dramma senza fine, che dovrebbe scuotere ben più di quanto non facciano le coscienze delle opinioni pubbliche e dei governi occidentali. A dispetto delle promesse, era oggettivamente irrealistico pensare che la nuova Amministrazione statunitense potesse in poco tempo imporre un proprio piano di pace a Russia e Ucraina o indurre alla moderazione e al buon senso un governo, quello d’Israele, estremo e radicale come mai nella sua storia.

La domanda che è lecito porsi non è quindi se Trump abbia disatteso promesse da loro irrealizzabili. Ciò su cui ci si deve interrogare è se il suo approccio di politica estera possa aiutare a trovare una soluzione ai dilemmi dell’ordine internazionale o se non rischi invece di aggravarli.

In che cosa consiste questo approccio e in che modo condiziona, o potrebbe condizionare, le due crisi? Trump, lo abbiamo imparato bene, non ha convinzioni solide né è in grado di elaborare riflessioni articolate. Agisce ispirato da una logica «transazionale» (transactional), per usare un anglismo che ha contribuito proprio lui a sdoganare anche in Italia. Dove tutto è misurato sulla base dei costi-benefici che scaturirebbero da ogni interazione – umana o statuale, nella politica o negli affari – la cui funzione primaria, appunto, è quella di realizzare un interesse o un profitto.

La relazione è per definizione una transazione. E quindi non esistono amici o nemici permanenti, principi o valori, norme e regole, ma solo interessi da realizzare nello scambio-transazione. Centrale diventa quindi la definizione di cosa costituisca l’interesse e di quali strumenti si debbano utilizzare per raggiungerlo. L’erraticità, l’approssimazione e l’incoerenza dell’agire trumpiano – così visibile nella vicenda dei dazi – rendono qualsiasi loro definizione aleatoria ed esposta ai voltafaccia del Presidente.

Due elementi di questo interesse, uno pubblico e uno privato, appaiono però centrali. Quello pubblico rimanda alla volontà di liberare gli Stati Uniti dai vincoli dell’interdipendenza e della globalizzazione, riguadagnando ad esempio sovranità industriale, ed erodendo l’influenza maturata negli anni da quello che è il riconosciuto avversario di potenza degli Usa, la Cina. Quello privato o patrimoniale – perseguito oggi con ostentata sfacciataggine come abbiamo visto anche in occasione dell’ultimo viaggio del Presidente in Medio Oriente – è l’arricchimento suo, della sua famiglia e di alcuni «amici».

Nei due dossier da cui siamo partiti, questo approccio cosa produce? Volontà di disimpegno anche a costo di pesanti concessioni all’aggressore, come abbiamo visto sull’Ucraina. Propensione ad applicare categorie neo-imperiali, peraltro centrali del discorso di politica estera del Trump 2 (e diversamente dal Trump 1), in virtù delle quali si lascia sostanzialmente carta bianca a riconosciuti attori imperiali regionali, siano appunto la Russia o Israele (a Gaza, ma anche in Cisgiordania).

Ma anche evidenti cortocircuiti, laddove gli interessi privati della famiglia Trump (e del suo inviato speciale in Medio Oriente, Witkoff) spingono a rafforzare una relazione speciale, quella con l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo, che rende più complesso il rapporto con Israele o dove la volontà di capitalizzare sulle difficoltà dell’Ucraina, attraverso un accordo quasi neo-coloniale sullo sfruttamento delle sue risorse, porta ad accrescere l’interesse degli Usa a preservarne la sovranità. Cortocircuiti, questi, assai visibili nelle oscillazioni durante gli improduttivi negoziati di pace sull’Ucraina o nell’instabile rapporto con Netanyahu.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.

Con GDB replica + Tablet hai il Giornale di Brescia sempre con te, anche lontano da casa.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoLa musica protagonista alla Festa della Valverde 2026La musica protagonista alla Festa della Valverde 2026

Tra gli appuntamenti più attesi l’esibizione dei Modena City Ramblers ma anche i numerosi spazi di ascolto e confronto con esponenti politici e scrittori

Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ