Il «vale tutto» è il nuovo «ormai non si può più dire niente». Luoghi comuni che passano per verità perché semmai è vero il contrario: spesso non si hanno forza o voglia di andare oltre una reazione che non sia scuotere la testa liquidando quelle che ci appaiono ingiustizie con una qualche frase fatta. In realtà si può ancora dire tutto, la differenza la fa come lo si fa.
Quindi si può e si deve dire che una doppia finale play off di una serie professionistica che si disputa con divieto di trasferta sia per i tifosi del Brescia che per quelli dell’Ascoli è semplicemente anti calcio. Siamo tutti molto felici di celebrare il sold out allo stadio «Rigamonti» così come, a prescindere, sarà bello giocare in un «Del Duca» a sua volta strapieno. Però chiudere un occhio per non vedere la macchia sulla tovaglia ben stirata della festa non sarebbe giusto.
La cultura da cambiare
Lungi da noi sostituirci alle istituzioni o a chi ha la responsabilità di garantire l’ordine pubblico e altrettanto lungi da noi è giustificare anche solo minimamente incidenti o tafferugli o scaramucce che si sono verificati a qualsiasi latitudine pallonara e in ogni categoria. È una questione di cultura calcistica che deve – deve – cambiare.
Cultura non fa però rima con divieti che ormai possono essere previsti quasi scientificamente anche dove non hanno ratio: basta che ci sia un precedente, anche datatissimo nel tempo, ed è fatta. Nel frattempo ci aspetteremmo tuttavia che a non mettere il centrotavola per coprire la macchia sulla tovaglia della festa siano i vertici del calcio: far finta di nulla a volte aiuta, ma fare affidamento solo sulla passione della gente pensando che possa non avere un limite può essere rischioso.



