Ucraina, il quinto anno di una guerra normalizzata

Si avvia a conclusione il quarto anno di guerra in Ucraina e tutto fa presagire che si entrerà nel quinto. Al netto di accordi non pubblicizzati, i summit in Florida e le firme dei «volenterosi» non han infatti spostato di molto i confini della trattativa, specie perché mancano partecipazione e assenso russi.
Putin a fine anno è stato esplicito: «Se Kiev non vuole risolvere la questione pacificamente (cedendo le quattro regioni in larga parte occupate, ndr) risolveremo i problemi con l’operazione militare speciale».
Del resto il bilancio del 2025 è a favore di Mosca: secondo Valery Gerasimov, capo di stato maggiore, in un anno le sue truppe hanno occupato 6.300 kmq di territorio, 5.559 secondo il canale militare telegram russo AMK Mapping: comunque tanti rispetto ai soli 588 del 2023 e ai 3.457 del 2024. Il canale Telegram ucraino Deepstate riporta dati inferiori, riconoscendo però la perdita di 4.336 kmq, coi quali da gennaio 2023 a gennaio 2026 i russi giungono a 7.463 kmq, l’1,28% dell’Ucraina.
I russi affermano di controllare la Crimea al 100%, l’oblast di Luhansk al 99,8%, il Donetsk all’80,92% , Zaporizhia al 75,5% e Kherson al 71,08%, le quattro regioni già “annesse per legge” nel 2022. Inoltre han messo piede anche nel 5,37% del Kharkiv, nell’1,39% di Dnipropetrovsk e nell’1,2% di Sumy. Nel complesso Mosca occupa il 19,5% dell’Ucraina. Deepstate rivede tali cifre al ribasso, ma non di molto: il canale ucraino afferma infatti che i russi occupano il 19,25% del Paese (che è di oltre 600mila kmq, il doppio dell’Italia).
Il think tank statunitense ISW (Istituto per lo studio della guerra) registra che il tasso medio di conquista giornaliero russo nel 2025 è stato di 13,24 kmq, contro i 9,87 del 2024. Kiev afferma che queste conquiste sarebbero costate a Mosca ben 416mila vittime nel solo 2025, ma la cifra non è credibile, specie perché da oltre un anno i russi non attaccano in massa, ma con nuclei di poche decine di soldati per non offrire bersagli a droni e artiglieria.
Secondo l’ong di opposizione russa Mediazona, insieme alla BBC, i caduti russi in quattro anni sarebbero circa 350mila, senza contare i feriti. Per contro, l’ong ucraina Wartears (lacrime di guerra) stima che Kiev abbia avuto ben 835mila tra caduti e feriti. Del resto la sproporzione nel volume di fuoco è spaventosa: nel solo 2025 i russi han sganciato 60mila bombe d’aereo plananti e lanciato 2.400 missili da crociera e balistici, oltre a circa 100mila droni. A conferma di ciò il 19 dicembre, nell’ultimo scambio di caduti, i russi han restituito 1.003 corpi, ricevendone in cambio 26: chi si ritira può ovviamente recuperare meno salme di nemici, ma la sproporzione è evidente.
Dopo Pokrovsk sono cadute anche Myrnograd, Siversk e Huljajpole e l’armata russa è a 12 km da Sloviansk, con Kramatorsk una delle due città fortezza mancanti per conquistare il Donetsk. Solo a Kupyansk gli ucraini han contrattaccato con successo, distogliendo però preziose unità da altre zone.
Putin sfrutta resilienza e capacità industriale russe per la guerra d’attrito e dissuade le «velleità» Nato con un nuovo lancio di un missile balistico Oreshnik con testate convenzionali che ha colpito dopo 1600 km di volo un impianto di stoccaggio del gas presso Leopoli, a 80 km dal confine polacco.
Dal canto suo Zelensky, rinfrancato dai 90 miliardi stanziati dalla Ue per Kiev, continua a godere dell’intelligence Cia per impostare rotte e bersagli per i droni che colpiscono le raffinerie in Russia e non pare avere così fretta di chiudere un accordo con Mosca. La sua posizione in Patria è infatti sempre più precaria: lo scandalo corruzione è tutto meno che sopito, da Londra si allunga l’ombra del gen. Zaluzhny e l’opposizione legata all’ex presidente Proroshenko rialza la testa. Inoltre crescono prestigio e influenza di grandi unità militari nazionaliste come il 1° Corpo Azov della Guardia Nazionale, guidato dall’eroe di Mariupol, Prokopenko e il 3° Corpo dell’Esercito del suprematista Biletsky, sempre pronte a risolvere al fronte le situazioni difficili: certo non accetterebbero tout court la cessione del 20% della Patria a Mosca. Il conflitto, dunque, continua, spietato.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
