In Ucraina è finita l’illusione del nuovo ordine globale

«È tornata la guerra», titolarono giornali ed esperti il 24 febbraio 2022. Sbagliavano. Solo chi sedeva nella comoda «prima classe» dell’Occidente poteva pensare che la guerra fosse mai davvero finita. Eppure avevano anche ragione: l’invasione russa dell’Ucraina, prosecuzione di un conflitto iniziato nel 2014, è uno spartiacque storico globale. Sono passati quattro anni. C’è ancora chi crede che la Russia abbia reagito all’Occidente nel 2022. Ma questa è una lettura eurocentrica.
L’epoca in cui il mondo non occidentale poteva solo reagire è finita. Nel 2022 Mosca ha agito, con l’obiettivo di impadronirsi dell’Ucraina – annettendone una parte e assoggettando il resto – e di rovesciare il traballante ordine liberale a guida Usa. E in Ucraina non c’è mai stato alcun «genocidio» anti-russo, nel sud-est russofono e russofilo non esisteva un movimento di massa per la secessione e Kyiv non stava per entrare nella Nato, opzione congelata già nel 2014 con l’annessione russa della Crimea.
Putin credeva che esercito e governo ucraini sarebbero crollati. Le forze russe arrivarono più vicine di quanto si pensi a chiudere la partita: conquistare aeroporti, far affluire truppe d’élite, occupare Kyiv. Il piano – riuscito ai sovietici a Praga nel 1968 e a Kabul nel 1979 – fallì e una pioggia di droni e missili spalleggiabili fece poi strage di corazzati ed elicotteri russi.
I honored our warriors with state awards. For us, this is never just a ceremony – it is not a formality. Ukraine honors its heroes and lives thanks to its heroes – thanks to your loved ones, our warriors. Thanks to its people who did not surrender, who were not afraid, who fight… pic.twitter.com/Hj13hpmJG8
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) February 23, 2026
A fine 2022 Kyiv riprese territori a sud e nord-est, ma nel 2023 lanciò una prevedibilmente disastrosa controffensiva generale. Da allora è guerra d’attrito. Ma non come a Verdun nel 1916 o a Kursk nel 1943. Droni di ogni tipo e dimensione rendono quasi impossibili operazioni meccanizzate o grandi assalti di fanteria e limitano l’uso dell’artiglieria.
Una soluzione militare è lontana – e gravida di rischi. Mosca avanza lentamente, a caro prezzo e non sfonda. L’Ucraina resiste e contrattacca, ma non ha le forze per una grande controffensiva. Il crollo ucraino provocherebbe una catastrofe umanitaria, repressioni di massa e il pericolo di un allargamento del conflitto.
Un collasso russo potrebbe aprire alla speranza che al «brigante» Putin subentri un leader più illuminato, ma la sua sostituzione con «un brigante e mezzo» è altrettanto, se non più probabile. E l’implosione di una potenza nucleare avrebbe conseguenze incalcolabili.
L’economia russa regge, ma l’inflazione galoppa e incombe un’impopolare coscrizione militare obbligatoria per rimpiazzare le perdite. L’Ucraina è stremata dai bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche e nel paese convivono stanchezza e determinazione a resistere.
Anche la diplomazia offre poche prospettive. Un’eventuale pace implicherebbe parziali cessioni territoriali ucraine – inaccettabili sia per Putin, che rivendica una vittoria totale per giustificare i costi spaventosi della guerra, sia per Zelensky, vincolato all’integrità territoriale. In Russia la stragrande maggioranza della popolazione vuole un accordo, ma è schiacciata dallo strapotere del Cremlino.
Kyiv è stretta tra la pressione russa e un Occidente indebolito e diviso: l’Europa, diplomaticamente incapace, continua a sostenerla, ma le risorse si assottigliano e cresce il rischio di governi populisti ostili agli aiuti, favoriti dal cieco aumento delle spese militari mentre infrastrutture, welfare e sanità si deteriorano.
Trump favorisce Putin, non Zelensky e soppesa ogni accordo in base a quali benefici economici ne deriverebbero gli Usa. Un cessate il fuoco sarebbe una tregua armata, una pausa prima di una nuova fase del conflitto. Nel frattempo morti, feriti e dispersi russi ed ucraini ammontano a due milioni.
Questo è il mondo della «ragione del più forte», emerso anche perché, come ammesso dal primo ministro canadese Carney, l’ordine internazionale basato sulle regole era in parte una finzione. L’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003, condotta in violazione di tali regole e giustificata da menzogne, ne è prova: centinaia di migliaia di morti civili, rafforzamento dello jihadismo, ritorno dell’autoritarismo.
Ora che altri giocatori sono entrati in partita – Cina, India, Russia, petromonarchie arabe – è illusorio pretendere che accettino regole imposte da chi non le ha rispettate e continua a usare due pesi e due misure – uno per l’Ucraina, l’altro per la Palestina.
È improbabile che dalla guerra in Ucraina emerga un vincitore indiscusso o una ridefinizione dell’ordine internazionale. Piuttosto, la guerra rischia di aggiungersi ai tanti conflitti irrisolti e pronti a riesplodere che punteggiano il mondo – Europa inclusa.
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