Opinioni

Trump e il falso mito dei brogli al voto postale cassato dai giudici

Perché il presidente Usa prova a delegittimare preventivamente l’esito delle prossime elezioni di mid-term
Mario Del Pero

Mario Del Pero

Editorialista

La leggenda del voto truccato continua ad alimentare la visione dei sostenitori di Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La leggenda del voto truccato continua ad alimentare la visione dei sostenitori di Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La Corte Suprema conferma i pronunciamenti di tanti tribunali federali e blocca l’ordine esecutivo di Trump e la sua proposta di attuazione da parte del Servizio Postale statunitense (US Postal Service, USPS), che avrebbe modificato le modalità di gestione del voto per corrispondenza per le elezioni di mid-term di novembre. Secondo tale proposta, gli Stati avrebbero dovuto trasferire allo USPS le liste e gli indirizzi dei loro elettori, cui sarebbe poi stata inviata una busta specifica con un codice identificativo a barre. Un modo per esercitare un controllo più rigoroso sul voto postale, sostengono Trump e i repubblicani, e per prevenire quelli che si asseriscono essere diffusi brogli elettorali a vantaggio dei democratici.

Ma anche un provvedimento che, ha ribadito una maggioranza di giudici della Corte Suprema, sottrae agli Stati la competenza che la Costituzione attribuisce loro nel definire regole e pratiche delle operazioni di voto e che, soprattutto, avrebbe generato caos e inevitabili ricorsi laddove in alcuni Stati si è già iniziato a votare per corrispondenza e quasi tutti gli altri non sarebbero riusciti a uniformare in tempo le proprie procedure.

Si tratta ovviamente di una sconfitta per Donald Trump. E di una sconfitta pesante. Cui il presidente risponde rilanciando una narrazione tanto cospirativa quanto infondata: l’idea cioè che le modalità alternative al voto in presenza introdotte negli ultimi decenni abbiano effetti corruttivi sul ciclo elettorale di cui si avvantaggiano sistematicamente i democratici. I quali, sostiene il presidente, possono vincere solo imbrogliando. Mille analisi e riconteggi, inclusi alcuni promossi dallo stesso partito repubblicano, smentiscono tutto ciò: mostrano come i casi di frodi elettorali siano rarissimi, e che vi sia al massimo una percentuale minima di errori di scrutinio, comuni peraltro alle operazioni di voto di tutte le democrazie.

Perché Trump cavalca la leggenda infondata del voto truccato? Perché alimenta senza sosta la grande bugia che gli sarebbe stata rubata la vittoria nel 2020? Al netto della sua acclarata e patologica incapacità di accettare la sconfitta, due altre ragioni vanno menzionate. La prima è il tentativo vieppiù evidente di delegittimare preventivamente l’esito delle prossime elezioni di mid-term. Che secondo tutti i sondaggi dovrebbero risolversi con una vittoria più o meno larga dei democratici e la loro riconquista almeno della Camera dei Rappresentanti. Se ciò dovesse avvenire, si aprirebbe inevitabilmente una stagione d’inchieste congressuali sui tanti conflitti d’interesse e sugli affari torbidi del presidente, dei suoi famigliari e d’interessi a loro vicini.

La seconda ragione è in parte slegata dalle specifiche contingenze elettorali. Per una norma vecchia di quasi due secoli, le elezioni federali negli Stati Uniti si tengono il martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre. Per determinate categorie di lavoratori non è semplice recarsi alle urne in giorno feriale; a maggior ragione laddove i seggi sono pochi, le file lunghissime e il freddo talora pungente. Il voto anticipato o per corrispondenza permette in parte di ovviare a tutto ciò.

Grazie a esso, l’affluenza alle urne è cresciuta negli ultimi anni e ciò è valso anche per afroamericani e ispanici, pur rimanendo molto inferiore a quella dei bianchi (nel 2024 il tasso di partecipazione di questi ultimi è stato di circa il 70% circa, contro il 60% dei neri e appena il 50% dei latinos). Minoranze - soprattutto quella afroamericana - che votano molto di più per i democratici e che beneficiano di forme alternative al voto in presenza. E che sono quindi i principali bersagli del tentativo di Trump e dei repubblicani di mettere degli ostacoli alla possibilità di votare per corrispondenza.

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