La transizione energetica europea per non dipendere da Trump

Monica Frassoni
Meno fossili e più rinnovabili, batterie, accumuli ed efficienza energetica non significano solo meno emissioni e inquinamento ma sono parte di una strategia razionale di sicurezza e indipendenza economica e politica
Piattaforme petrolifere in Venezuela - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
Piattaforme petrolifere in Venezuela - Foto Epa © www.giornaledibrescia.it
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Trump non è onnipotente, nonostante le apparenze. Sta commettendo errori strategici costosi. Ed esistono spazi reali perché l’Europa smetta di subirne le conseguenze. Prendiamo il Venezuela.

La rimozione illegale e violenta di Nicolás Maduro - responsabile di elezioni usurpate e una violenta repressione dal 2013 - non ha prodotto alcun cambio di regime. Anzi l’ala dura del chavismo pare ancora stabilmente al potere. La repressione è ripartita: soldati nelle città e ai confini, giornalisti arrestati, perquisizioni diffuse, controllo dei colectivos, paura. Delcy Rodríguez, che ha sostituito Maduro, è altrettanto illegittima e negozia allegramente sulle risorse di tutti i venezuelani per restare al potere. Il dittatore è caduto. La dittatura no.

E pensare di etero-dirigere il Venezuela da Washington è davvero molto difficile. E poi: Trump sostiene che il controllo del Venezuela gli porterà profitti rapidi e che assumerà il a tempo indeterminato il controllo delle risorse del Paese. Ma per ripristinare le infrastrutture degradate da anni di incuria e sanzioni servirebbero oltre 10 miliardi di dollari l’anno, e almeno un altro decennio per cominciarci a guadagnare.

Non sorprende allora lo scarso entusiasmo delle imprese petrolifere americane. E tutto questo rischia di costare subito carissimo anche alle casse federali: perché Trump tenterà di invogliare i petrolieri con sussidi e facilitazioni, aumentando cosi deficit e costi sociali. Ma non basterà. C’è poi una contraddizione di fondo: nella sua testa di uomo del ’900, petrolio vuole dire potere e soldi. Ma la Cina lo dimostra: contano innovazione, filiere industriali della clean tech, altre materie prime. Sempre meno il controllo dei giacimenti. E petrolio, gas e carbone sono responsabili di circa il 75% delle emissioni e degli enormi danni già prodotti dal cambiamento climatico. Le alternative esistono. Sono competitive e sempre più diffuse. Trump può rallentare la transizione. Non può invertirla. Neppure negli Stati Uniti.

Insomma, il presidente americano vuole recuperare un’egemonia anacronistica e irrealizzabile. Pensa di risolvere l’enorme debito pubblico e privato, la concorrenza cinese, l’inflazione e gli squilibri commerciali, la crescente insofferenza interna portando la guerra dentro e fuori gli Stati Uniti: esempi? L’uccisione della donna inerme in Minnesota si somma ai 626 attacchi aerei in un anno, contro i 555 lanciati da Biden in tutto il suo mandato e le quotidiane picconate ad alleati e avversari. O il ritiro e boicottaggio di decine di organizzazioni di cooperazione internazionale. Ma davvero questa strategia del «faccio quello che mi pare e me ne frego» può funzionare? Io credo di no.

Ed è qui che l’Europa deve decidere. E agire, subito. Dopo l’aggressione russa all’Ucraina, l’Unione europea ha ridotto la dipendenza dal gas russo. Ma, con un atteggiamento supino e contrario agli interessi dei cittadini e dell’economia europea - spinto anche dal governo Meloni - l’ha semplicemente sostituita con la dipendenza dal Gnl statunitense, molto più costoso.

Insomma, come spiega Federico Fubini, Trump può decidere delle nostre bollette. In questo contesto, la transizione energetica non è l’ideologia di «anime belle». Meno fossili e più rinnovabili, batterie, accumuli ed efficienza energetica non significano solo meno emissioni e meno inquinamento. Sono parte di una strategia razionale di sicurezza ed indipendenza economica e politica. Noi possiamo ancora scegliere: continuare a finanziare il potere di Trump e Putin, oppure costruire - qui, adesso - la nostra libertà politica, economica ed energetica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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