La transizione energetica europea per non dipendere da Trump

Trump non è onnipotente, nonostante le apparenze. Sta commettendo errori strategici costosi. Ed esistono spazi reali perché l’Europa smetta di subirne le conseguenze. Prendiamo il Venezuela.
La rimozione illegale e violenta di Nicolás Maduro - responsabile di elezioni usurpate e una violenta repressione dal 2013 - non ha prodotto alcun cambio di regime. Anzi l’ala dura del chavismo pare ancora stabilmente al potere. La repressione è ripartita: soldati nelle città e ai confini, giornalisti arrestati, perquisizioni diffuse, controllo dei colectivos, paura. Delcy Rodríguez, che ha sostituito Maduro, è altrettanto illegittima e negozia allegramente sulle risorse di tutti i venezuelani per restare al potere. Il dittatore è caduto. La dittatura no.
E pensare di etero-dirigere il Venezuela da Washington è davvero molto difficile. E poi: Trump sostiene che il controllo del Venezuela gli porterà profitti rapidi e che assumerà il a tempo indeterminato il controllo delle risorse del Paese. Ma per ripristinare le infrastrutture degradate da anni di incuria e sanzioni servirebbero oltre 10 miliardi di dollari l’anno, e almeno un altro decennio per cominciarci a guadagnare.
Non sorprende allora lo scarso entusiasmo delle imprese petrolifere americane. E tutto questo rischia di costare subito carissimo anche alle casse federali: perché Trump tenterà di invogliare i petrolieri con sussidi e facilitazioni, aumentando cosi deficit e costi sociali. Ma non basterà. C’è poi una contraddizione di fondo: nella sua testa di uomo del ’900, petrolio vuole dire potere e soldi. Ma la Cina lo dimostra: contano innovazione, filiere industriali della clean tech, altre materie prime. Sempre meno il controllo dei giacimenti. E petrolio, gas e carbone sono responsabili di circa il 75% delle emissioni e degli enormi danni già prodotti dal cambiamento climatico. Le alternative esistono. Sono competitive e sempre più diffuse. Trump può rallentare la transizione. Non può invertirla. Neppure negli Stati Uniti.
🚨 President Donald J. Trump announces Interim Authorities in Venezuela will be turning over between 30 and 50 MILLION Barrels of High Quality, Sanctioned Oil, to the United States of America. pic.twitter.com/08qI7MvCpk
— The White House (@WhiteHouse) January 7, 2026
Insomma, il presidente americano vuole recuperare un’egemonia anacronistica e irrealizzabile. Pensa di risolvere l’enorme debito pubblico e privato, la concorrenza cinese, l’inflazione e gli squilibri commerciali, la crescente insofferenza interna portando la guerra dentro e fuori gli Stati Uniti: esempi? L’uccisione della donna inerme in Minnesota si somma ai 626 attacchi aerei in un anno, contro i 555 lanciati da Biden in tutto il suo mandato e le quotidiane picconate ad alleati e avversari. O il ritiro e boicottaggio di decine di organizzazioni di cooperazione internazionale. Ma davvero questa strategia del «faccio quello che mi pare e me ne frego» può funzionare? Io credo di no.
Ed è qui che l’Europa deve decidere. E agire, subito. Dopo l’aggressione russa all’Ucraina, l’Unione europea ha ridotto la dipendenza dal gas russo. Ma, con un atteggiamento supino e contrario agli interessi dei cittadini e dell’economia europea - spinto anche dal governo Meloni - l’ha semplicemente sostituita con la dipendenza dal Gnl statunitense, molto più costoso.
Insomma, come spiega Federico Fubini, Trump può decidere delle nostre bollette. In questo contesto, la transizione energetica non è l’ideologia di «anime belle». Meno fossili e più rinnovabili, batterie, accumuli ed efficienza energetica non significano solo meno emissioni e meno inquinamento. Sono parte di una strategia razionale di sicurezza ed indipendenza economica e politica. Noi possiamo ancora scegliere: continuare a finanziare il potere di Trump e Putin, oppure costruire - qui, adesso - la nostra libertà politica, economica ed energetica.
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