La flotta ombra di Mosca e le rotte proibite del greggio

Giovanni Cadioli
La Russia controlla tra le 1.200 e 1.600 petroliere, spesso obsolete, che operano in un’area grigia di illegalità: transponder spenti o manipolati, trasferimenti nave-a-nave, cambi frequenti di nome e bandiera, società schermo, registrazioni fittizie e coperture assicurative opache o false
Il sequestro della petroliera russa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il sequestro della petroliera russa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera in pieno Atlantico. La nave era già finita nel mirino della marina Usa nell’ambito del blocco navale voluto da Trump contro il commercio di petrolio venezuelano, che – ha dichiarato il segretario alla Difesa Hegseth – è oggi in vigore «ovunque».

L’episodio sarebbe poco rilevante, se non fosse che la Bella 1, al momento dell’abbordaggio, si chiamava da settimane Marinera e batteva bandiera russa. Dopo aver evitato una prima ispezione il 20 dicembre, sulla fiancata era stato persino dipinto il tricolore del Cremlino. Mosca ha reagito inviando una scorta navale, che secondo alcune fonti include anche un sottomarino nucleare. Non vi è stato contatto diretto tra le due marine, ma diversi membri dell’equipaggio – pare russi – sono ora trattenuti dagli Stati Uniti.

La novità reale, però, non è il tentativo della petroliera di schermarsi dietro una bandiera russa, bensì il fatto che Washington abbia colpito apertamente una delle centinaia di navi che compongono le cosiddette flotte ombra. Secondo gli Usa – in modo credibile – la Marinera avrebbe operato in passato tra Iran, Venezuela e Cina, sarebbe stata collegata anche a Hezbollah e, sotto mentite spoglie, sarebbe poi entrata al servizio di Mosca.

La Russia controlla una flotta ombra stimata tra 1.200 e 1.600 petroliere, spesso obsolete, che operano in un’area grigia di illegalità: transponder spenti o manipolati, trasferimenti nave-a-nave, cambi frequenti di nome e bandiera, società schermo, registrazioni fittizie e coperture assicurative opache o false. È grazie a questo sistema che Mosca continua a esportare greggio aggirando il tetto di prezzo imposto da G7 e Ue: documenti poco verificabili e costi di trasporto gonfiati consentono di mascherare incassi reali ben superiori ai limiti ufficiali. Il meccanismo regge perché India e Cina continuano ad assorbire grandi volumi di petrolio russo. Uno schema analogo sostiene anche l’export iraniano, attraverso una flotta di almeno 560 petroliere che, all’occorrenza, trasportano petrolio russo o iraniano.

La petroliera abbordata dagli Usa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La petroliera abbordata dagli Usa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

I proventi energetici restano il pilastro dell’economia di guerra del Cremlino e, quindi, dello sforzo militare contro l’Ucraina. Per questo, per Mosca, il sequestro della Marinera è più grave di qualsiasi scossone politico a Caracas. Il Cremlino non agisce per affinità ideologica, ma per puro opportunismo: dialoga con gli ayatollah iraniani, con la sinistra latinoamericana e con l’estrema destra europea senza alcun riguardo per il colore politico – purché ciò aiuti il conseguimento degli obiettivi del Cremlino.

E l’obiettivo chiave russo resta al momento l’assoggettamento dell’Ucraina: occupazione militare di alcuni territori per perseguire l’annientamento politico della statualità di Kiev e l’abolizione della sua sovranità. Che ciò avvenga con una guerra prolungata, una pace fittizia o un accordo con Trump è secondario – purché l’obiettivo sia centrato e sia propedeutico ad una più ampia ridefinizione neo-imperiale della Russia nello spazio post-sovietico.

Resta da capire perché Trump abbia ordinato l’abbordaggio della Marinera. Trump, che con l’aggressione al Venezuela ha definitivamente abbracciato l’imperialismo e il modus operandi putiniano, ha più volte dimostrato di parlare la lingua dell’autocrate del Cremlino. Con questo atto potrebbe voler semplicemente provocare l’omologo russo, che negli ultimi mesi lo ha raggirato con successo, sbandierando desideri di pace in Ucraina palesemente falsi e agendo poi di conseguenza (sabotando quindi qualsivoglia pace e chiedendo invece la resa di Kiev).

Trump, tuttavia, profondamente umorale ed erratico, potrebbe aver deciso di affrontare la Russia con un atteggiamento più duro, per calcolo strategico o, più probabilmente, per capriccio. Una scelta che arriverebbe dopo aver contribuito a rafforzare Mosca e a disarticolare ciò che restava dell’Occidente. Aumentandone la già di per sé alta probabilità di pericolose e potenzialmente gravi conseguenze.

Giovanni Cadioli - Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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