Opinioni

Tra educazione civica e questione smartphone

Le linee guida del Ministero all’esame del Consiglio superiore della Pubblica istruzione
C'è un dibattito attorno all'uso dello smartphone a scuola © www.giornaledibrescia.it
C'è un dibattito attorno all'uso dello smartphone a scuola © www.giornaledibrescia.it
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Se si dovessero sintetizzare in una sola espressione le nuove Linee guida sull’educazione civica elaborate dal ministro Valditara, si potrebbe utilizzare l’incipit della poesia L’aquilone, di Giovanni Pascoli: «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico».

Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

E in effetti leggendo la presentazione delle Linee guida, attualmente all’esame del Consiglio superiore della Pubblica istruzione, si ricava una generale impressione di ritorno al passato, di dejà vu, di ancoraggio a miti che hanno fatto il loro tempo e i loro disastri. Vi si dice che le Linee guida intendono promuovere la formazione alla coscienza di una comune identità italiana evidenziando il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria.

Affermazioni impegnative, che però confliggono con una situazione molto meno romantica. In un Paese in cui si registra uno dei più alti tassi di dispersione scolastica in Ue, la più bassa percentuale di laureati (secondi solo alla Romania), livelli stipendiali dei docenti tra i più bassi d’Europa e una incidenza di quasi un punto di Pil in meno per l’istruzione rispetto alla media Ue, forse è più opportuno richiamare il compito della Repubblica nel «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3 della Costituzione), piuttosto che evocare nostalgici richiami patriottici.

Le Linee guida non mancano inoltre di rimarcare la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della Storia, al cui servizio si pone lo Stato. Questa sottolineatura della dimensione privata la si coglie anche nel risalto che viene attribuito alla promozione della cultura d’impresa e alla valorizzazione (per la prima volta) dell’iniziativa economica privata e della proprietà privata.

Nessuno misconosce questa esigenza, ma uno dei problemi fondamentali della nostra «Patria» è la mancanza di una cultura della comunità, del rispetto della res publica, dell’occupazione privata oltre ogni limite del bene pubblico (si pensi alle concessioni balnearie). La promozione del proprio talento, delle proprie capacità, della propria imprenditorialità non può che avvenire all’interno di un contesto sociale e solidaristico, una dimensione quasi del tutto ignorata dalle Linee guida, troppo concentrate a delineare un orizzonte individualistico del vivere sociale.

Se ne ha una riprova nella sottolineatura che viene fatta a proposito della promozione dell’educazione finanziaria e assicurativa, dell’educazione al risparmio e alla pianificazione previdenziale, anche come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato. Quest’ultima annotazione, in particolare, sembra avallare le scelte privatistiche che sempre più spesso caratterizzano le politiche sociali (si pensi alla sanità).

Un’osservazione finale va fatta sul divieto di utilizzo, anche a fini didattici, dello smartphone dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di primo grado, anche se le stesse Linee guida ribadiscono l’importanza all’educazione all’uso etico del digitale. Il divieto previsto dalle Linee guida in realtà non risolve il problema dell’uso eccessivo e inappropriato dei dispositivi elettronici; anzi la scuola potrebbe essere il luogo più idoneo per far acquisire un uso più intelligente (smart) dello smartphone, se i docenti vengono adeguatamente formati.

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