Opinioni

Totti-Ilary e il paradigma della separazione vissuta come tormentone

Il 16 ottobre il giudice dovrà stabilire a chi sia imputabile la fine del matrimonio più fotografato d'Italia
Silvia Valentini

Silvia Valentini

Commentatrice

Il matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Stessa spiaggia, stesso mare», cantava un tormentone estivo. E ci risiamo. Ora dell’aperitivo, crema solare fattore 50, opinioni fattore 100, ombrelloni a righe, parei d’ordinanza e mani sui fianchi: prende il via il talk show balneare del giorno.

«Ventimila euro al mese! E piange perché gliene danno "solo" 10.900. Io con 10.900 euro mi compro la spiaggia!». «Eh, ma è stato lui a tradirla per primo... sai la storia dei soldi nella mortadella? E dei roless? A ottobre decidono sull’addebitamento». La parola produce su di me lo stesso effetto delle unghie sulla lavagna. Una trentenne, telefono in mano, reel pronto sul gabbiano in volo beato lui, liquida la questione con una sentenza impeccabile: «Io non mi sposo. Mi prendo due cani e vivo felice».

Dalla spiaggia libera arriva il colpo di grazia targato 1937: «Ai miei tempi ci si lasciava e basta. Mica gli amanti andavano a testimoniare».

A quel punto la lettura del mio Guillaume Musso è definitivamente compromessa. Apro Google: «10.900, mantenimento, mortadella». Taac: Totti e Blasi.

Il 16 ottobre il giudice dovrà stabilire a chi sia imputabile la fine del matrimonio più fotografato d'Italia. Nel frattempo è stato ridotto il contributo destinato ai figli, ormai economicamente autonomi. In aula sono sfilati amici, investigatori, ex amanti e testimoni: più che un processo, una Var sentimentale chiamata a stabilire chi abbia commesso il fallo decisivo. Perché da noi, troppo spesso, non basta smettere di amarsi e trovare un accordo. Bisogna vincere. E, possibilmente, distruggere l’altro.

Ah, la colpa. Cara, vecchia colpa. Figlia di un’altra epoca, sopravvissuta nel nostro diritto di famiglia, (solo per coppie etero!) mentre gran parte del resto del mondo ha scelto il divorzio no fault. Il matrimonio – o «mattimonio», come lo chiamava un tizio – andrebbe celebrato solo dopo aver letto con attenzione tutte le possibili clausole vessatorie.

Perché le crisi, i cambiamenti e le trasformazioni delle persone sembrano contare meno della ricerca di un responsabile e l'addebito promette di far cassa con la morale: chi viola i doveri coniugali, paga. A condizione che il tradimento sia l’unica causa della rottura e non il suo effetto.

E arriviamo al nodo della vicenda Totti-Blasi: i presunti tradimenti hanno distrutto il matrimonio o sono arrivati quando era già da tempo naufragato? Per rispondere occorrono prove, entrano in scena chat, fotografie, relazioni investigative e testimoni, alimentando una piccola economia che prospera sull’idea che ogni separazione debba avere un colpevole, un vincitore ed uno sconfitto. Come se un matrimonio non potesse mai finire in pareggio.

Chiaro che finché la colpa avrà un valore economico il mercato continuerà, molto serenamente, ad ignorare le proprie. Ma dietro il clamore mediatico c’è una realtà che riguarda milioni di coppie comuni e la domanda diventa non certo sapere chi vincerà la causa, chi ha ragione o torto, ma con quali strumenti attuali e moderni la giustizia si stia trasformando per aiutare le coppie ad attraversare la trasformazione in modo sostenibile senza perdere il rispetto di sé stessi e dell’altro, mettendo al centro il bene dei figli, se ci sono.

Ne parleremo giovedì prossimo. Sempre che riesca a sopravvivere alla calura e al prossimo flash mob demaniale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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