L’emergenza sismica non scuote il Giappone

Grazie ai sistemi di emergenza le ripercussioni del terremoto di magnitudo 7.7 avvebutolunedì sono ridotte
I messaggi di evacuazione per il rischio di tsunami
I messaggi di evacuazione per il rischio di tsunami
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«Tsunami! Evacuate! Non voltatevi indietro». Sono a Kyoto, sto guardando la Nhk, la tv pubblica giapponese, quando in sovraimpressione compaiono, in inglese, scritte che incitano i residenti ad andarsene dalle coste nord-orientali colpite alle 16:53 ora locale (9:53 in Italia) di lunedì 20 aprile, da un terremoto di magnitudo 7.7, con epicentro a 100 km al largo della costa di Sanriku, a una profondità di 20 km.

Il sistema di emergenza giapponese usa normalmente i canali tv per segnalare la regione colpita. Compaiono anche una serie di numeri che diminuiscono allontanandosi dall'epicentro. Infatti, nel Paese del Sol Levante si usa la scala Shindo - non la Richter - che misura l’intensità del tremore in un punto specifico. Ad aree diverse possono corrispondere livelli di intensità diversi, da 0 (scossa impercettibile) a 7 (scossa catastrofica). I dati sulla magnitudine di solito arrivano dopo. In questo caso, il livello era 5+. Significa che le persone avvertono uno scuotimento violento e prolungato, tanto da avere difficoltà nella camminata. Mobili non fissati possono ribaltarsi, così come piatti e suppellettili possono cadere. I pali della luce oscillano visibilmente. Ovviamente, si genera il panico.

L'epicentro del terremoto
L'epicentro del terremoto

Il sisma di lunedì ha colpito territori ad altissima frequenza sismica e, per questo, costantemente monitorati. Si tratta, in particolare, di Hokkaido, la più settentrionale delle isole dell’arcipelago giapponese, famosa per ospitare ben 60 vulcani, più del 10% di quelli mondiali, e della regione di Tohoku sull’isola Honshu, dove si trovano le prefetture di Iwate, Miyagi, Aomori e Fukushima. Quest’ultima è nota perché vi si trova la centrale nucleare i cui reattori sono stati fortemente danneggiati dal sisma del 2011, che ha anche causato un disastro ecologico. Per quanto riguarda il terremoto del 20 aprile, invece, la Tokyo Electric Power Company (Toepc) ha confermato l’assenza di anomalie.

L’operatore ha inoltre dichiarato che non si sono registrate variazioni nei livelli di radiazione intorno ai siti. Nessuna anomalia neppure nelle centrali nucleari di Higashidori, nella prefettura di Aomori, e di Onagawa, nella prefettura di Miyagi. Le autorità hanno ricevuto segnalazioni di «danni umani e materiali attualmente in fase di verifica», ha affermato la premier nipponica, Sanae Takaichi, in un post online, nel quale ha anche aggiunto di aver istituito un team di gestione della crisi. Subito interrotti, i treni ad alta velocità Shinkansen delle linee Tohoku, Akita e Yamagata hanno ripreso il servizio intorno alle 21. In generale, in Giappone, poco dopo l’evento sismico, le attività quotidiane riprendono, grazie all'efficienza dei sistemi di emergenza.

Oltre 176mila persone sono state evacuate da 182 Comuni per il rischio tsunami, e fatte rifugiare in zone più elevate. In realtà, l'onda più alta è stata di 80 centimetri nel porto di Kuji, prefettura di Iwate. Fortunatamente non si è verificato quanto previsto dai sismologi dell’Agenzia meteorologica giapponese (Jma), ossia un’altezza delle onde successive fino a tre metri. Alle 23.45 l’allarme tsunami è rientrato.

A Kyoto, dove mi trovo, la scossa non si è sentita (almeno non a terra, forse ai piani alti) mentre a Tokyo, dove mi trovavo il giorno prima, pur essendo a centinaia di chilometri di distanza, gli edifici multipiano hanno oscillato parecchio. Non dimentichiamo che Tokyo è una delle metropoli con il maggior numero di grattacieli al mondo (oltre 500, con un’altezza compresa fra i 180 e i 250 metri). Resta, però, ancora alto però il rischio di un terremoto ancora più forte, mentre le scosse di assestamento - sempre secondo l’Agenzia meteorologica - dureranno per almeno una settimana. Le autorità hanno avvertito i residenti di rimanere all'erta.

Dal 2022, la Jma ha attivato un sistema in base al quale, qualora un terremoto di magnitudo 7 colpisca le coste nord-orientali, valuterà la possibilità di emettere un «avviso di terremoto successivo», sulla base di eventi simili verificatisi in passato. Perché significa che esiste una concreta probabilità che un evento sismico di grande portata si verifichi lungo due fosse oceaniche nel Pacifico.

Situato nella «cintura di fuoco» di vulcani e fosse oceaniche che circonda parzialmente il bacino del Pacifico, il Giappone, popolato da 125 milioni di persone, è uno dei Paesi più sismici al mondo, con una scossa che si verifica almeno ogni cinque minuti. Rappresenta circa il 20% dei terremoti mondiali di magnitudo pari o superiore a 6,0.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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