Ma come si fa a perdere un’occasione così? Le squadre dei velocisti dovevano controllare la corsa e chiudere quando mancavano 20 chilometri al traguardo. La colpa però è dei direttori sportivi di quei team che ambivano a giocarsi la tappa. Oltretutto un arrivo non banale, a Milano e prima del giorno di riposo.
Onore al merito ai vincitori (il norvegse Lavik della Uno-X) e in una tappa corsa a velocità folle, 51 di media, però penso che è stata un’occasione sprecata. Sul banco degli imputati ci sono soprattutto Milan e la Lidl Trek venuta al Giro con tre obiettivi per raddrizzare un inizio stagione sotto le attese: il friulano per le volate, Ciccone per le tappe e Gee per la generale. Ma con il team diviso in tre è difficile è ottenere i risultati. Per fortuna hanno avuto un giorno la maglia rosa con Ciccone.
Tendenza
Questa situazione però mi fa riflettere sulla tendenza del ciclismo contemporaneo sempre più individualistico dove la strategia e il concetto di squadra stessa viene un poco meno perché i corridori lavorano molto per sè stessi. A volte paga come alla Uae rimasta senza leader per la generale e in questo Giro ha raccolto oltre le attese con i suoi battitori liberi, altre volte invece rischia di essere un limite. E con nessuno che tira e si sacrifica succedono situazioni come quella di Milano.




