Starmer, i potenziali nemici e l’enigma della difesa britannica

Nei mesi trascorsi l’opinione pubblica britannica e quella internazionale erano state informate dagli stessi alti comandi locali che le forze armate di Londra non avrebbero potuto partecipare all’ipotizzata missione di pace in Ucraina per la povertà di mezzi e di uomini nelle quali versano. Una condizione in cui, si è visto, sono anche gli eserciti degli altri paesi europei, Italia compresa.
Per questa ragione, il Primo Ministro laburista Keir Starmer ha nei giorni scorsi annunciato un piano di riarmo (Strategic Defence Review) per permettere al Paese di rispondere ad attacchi aerei e missilistici contro infrastrutture critiche nazionali, ad aggressioni alle forze armate in patria e all’estero, nonché a sabotaggi informatici e a tentativi di minare la coesione sociale, attraverso false informazioni.
We're backing our Armed Forces — not just with words, but with action.
— Keir Starmer (@Keir_Starmer) June 28, 2025
Delivering the biggest pay rise in 20 years. Improving housing for soldiers and their families. Providing better support for veterans.
And putting the Armed Forces Covenant fully into law, as promised. pic.twitter.com/7MTT9XXNcx
Il potenziamento dell’armamento strategico sarà il punto principale del programma, con 15 miliardi di sterline di investimento, necessari per aggiornare sistemi d’arma e testate nucleari, e rispondere ai tentativi della Russia (o di altre potenze come la Cina) di coartare la volontà del Regno Unito e degli alleati della Nato attraverso minacce nucleari. Inoltre, altri caccia F-35 saranno acquistati, nella versione capace di trasportare bombe nucleari, mentre l’entrata in servizio di nuove e più avanzate difese anti-missile per un miliardo di sterline dovrebbe proteggere il suolo britannico.
Da quanto è dato sapere, maggiori cure verranno riservate alla Royal Navy e alla Royal Air Force, che non alla Royal Army, in linea con la tradizione militare nazionale: a parte le grandi crisi costituite dalle due guerre mondiali e gli anni successivi il 1945, infatti, il paese ha sempre preferito disporre di un esercito piccolo e professionale. Lo schema suggerito, infatti, prevede un minimo di 100.000 soldati, di cui 73.000 professionisti: numeri che renderebbero eventuali interventi in aree come l’Ucraina alquanto complicati.

La decisione di immettere in servizio 12 nuovi sottomarini d’attacco nucleari, una squadriglia aerea «ibrida» con aerei con equipaggio e droni sulle portaerei, e un «gruppo da combattimento digitale» (che utilizzerà i droni e l’Intelligenza Artificiale) dimostra che la Royal Navy dovrà essere una flotta militare più potente e capace di svolgere un ruolo cruciale nella protezione delle infrastrutture sottomarine e del traffico marittimo del Regno Unito, dell’Europa e del mondo occidentale, presumibilmente nei settori geopolitici tradizionali per il paese, come il Mare del Nord e nell’Oceano Atlantico, al fine di sbarrare le rotte alla flotta russa e, in potenza, a quella cinese.
Se Mosca appare il pericolo principale, infatti, la Cina viene descritta da Londra come la sfida del futuro, poiché la modernizzazione militare su larga scala di Pechino include lo sviluppo di missili in grado di raggiungere il Regno Unito. Sullo sfondo, poi, restano le insidie portate da Corea del Nord e Iran, che continuano a rappresentare una minaccia diretta per il Regno Unito nel cyberspazio.
Il governo laburista dovrà convincere la propria opinione pubblica della necessità di queste scelte. L’enfasi posta sugli attacchi cibernetici giornalieri provenienti dall’estero (si dice 89 al giorno) si unisce alla promessa che la creazione di almeno sei nuove fabbriche nel Regno Unito per la produzione di munizioni e materiali strategici permetterà la creazione in tempi rapidi di oltre 1.000 nuovi posti di lavoro qualificati nel settore manifatturiero in tutto il paese, più altre migliaia nel futuro più lontano.
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