Opinioni

Londra e la crisi mediorientale tra minacce e alleanze mutevoli

Il governo laburista di Keir Starmer e il Foreign Office hanno identificato almeno tre problemi principali
Lucio Valent

Lucio Valent

Editorialista

Il primo ministro inglese, Keir Starmer - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il primo ministro inglese, Keir Starmer - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La crisi acuitasi in questi giorni in Medio Oriente solleva anche a Londra come nelle più importanti capitali mondiali forti timori, sia per gli effetti di breve periodo sia per le conseguenze a lungo termine che potrebbe provocare. Per quanto si sa, il governo laburista di Keir Starmer e il Foreign Office hanno identificato almeno tre problemi principali.

In primo luogo e sul breve periodo, il Regno Unito, dal 1945 in avanti, è sempre stato l’alleato più stretto degli Usa; un legame confermatosi dopo la fine della Guerra fredda e rafforzatosi con il nuovo millennio. Dall’intervento in Afghanistan nel 2001 in avanti, Londra ha seguito Washington nelle sue iniziative in Asia e Medio Oriente. Ora, però, dal punto di vista del diritto internazionale (posto che ne esista ancora uno…) un eventuale sostegno Usa a Israele contro l’Iran imbarazzerebbe i Britannici, poiché potrebbe essere grossolanamente illegittimo, nuocendo all’immagine del paese presso l’opinione pubblica mediorientale e mondiale nel suo complesso, ponendo Londra in una posizione scomoda.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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