Opinioni

Per migliorare il sistema sanitario serve una vera alleanza

Alla politica va chiesto di non dividersi, ma anche noi cittadini dovremmo domandarci se nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa
Un medico
Un medico

Se volete restare nella zona di conforto delle vostre convinzioni e prendere al più brodo caldo e pastina, voltate pure pagina. Se invece importa capire cosa accade al nostro sistema sanitario, confidando che migliori, cominciamo a ragionare insieme e ammetterne virtù e difetti, con schiettezza.

Partiamo dal nostro punto di osservazione, in sintesi estrema: l’Italia, in fatto di salute, è uno dei paesi migliori al mondo se si sta bene oppure se si ha qualcosa di grave, cioè malattie oncologiche, cardiache o per le quali si rischia la vita. In quel caso si viene assistiti con solerzia ed efficacia, quasi sempre con trattamenti all’avanguardia.

È nella terra di mezzo invece, quando si sta male ma non malissimo o bene ma non benissimo, che il bene e il male si intrecciano e confondono. Ed è qui che per uscirne occorre stabilire un patto, una vera alleanza, con i medici che si ricordino di fare i medici, i cittadini che abbiano del personale fiducia e politici e burocrati che non si frappongano, complicando ancor di più una situazione già deficitaria.

Cominciamo dalla coda, dai politici e dall’apparato amministrativo che dovrebbe esserne al servizio mentre spesso li imprigiona. Ha detto bene il ministro Schillaci, proprio ieri, a Brescia: «Il personale è la vera risorsa». Ciò si traduce in più assunzioni, stipendi degni, ma soprattutto una sanità che dall’ascolto del personale sanitario parta.

A cominciare dai medici, i quali non devono agire su pur comprensibile base difensiva, conservando invece il coraggio e l’autorevolezza della loro professione. Pensiamo al medico di base che abbiamo la fortuna di avere tuttora, un medico umanista, oseremmo dire, come quelli di una volta, che sanno prendersi cura senza ricorrere a prescrizioni a raffica e se qualcuno si presenta in studio con la richiesta di un esame specifico, magari perché lo ha letto su internet, nemmeno lo degnano di uno sguardo e gli domandano se per caso ha una laurea in medicina e decine d’anni di esperienza.

Il ministro Schillaci in Poliambulanza
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Il ministro Schillaci in Poliambulanza

Infine i cittadini, cioè noi stessi, la nota forse più dolente e delicata, poiché – ammettiamolo – specialmente dopo il Covid abbiamo assunto un atteggiamento di iper protezione e allerta continua, pensando di saperla più lunga del personale sanitario e pretendendo esami soltanto al fine di rassicurarci. Non può essere un caso se in meno di cinque anni le prescrizioni ambulatoriali sono aumentate del 44% e quelle di risonanza magnetica quasi del 60%.

Ed è naturale che così si intasino le liste d’attesa, penalizzando di fatto l’intero sistema, ma soprattutto coloro che una prestazione la necessitano davvero. In assenza di risorse illimitate è su questa linea di equilibrio tra domanda ponderata e offerta adeguata che si gioca la partita. Ed è per questo che dobbiamo essere onesti tra noi e chiedere alla politica, almeno sulla sanità, di non dividersi, di puntare su ciò che conta veramente.​​​​​​

Altrimenti chi sta bene, come per fortuna la maggior parte di noi, continuerà a non avere problemi, ma si amplierà sempre più la fascia di chi è in difficoltà vera. Fidatevi di noi, provate a stare, come abbiamo fatto, una giornata in un qualsiasi pronto soccorso e non da pazienti, ma da osservatori super partes.

Capirete che il sistema, nonostante l’eccezionale impegno del personale, rischia il collasso ad ogni ora. Con i malati mentali che sono in numero impressionante e per i quali il sistema è impreparato a offrire una risposta adeguata, con gente parcheggiata ore e la difficoltà a capire se si tratta di nulla o sia necessaria una procedura d’urgenza. A capitarci nel mezzo, tutti siamo convinti che sia una vergogna, ma prima di puntare il dito facciamoci un esame di coscienza e diciamoci sinceramente se nel nostro piccolo possiamo fare anche noi qualcosa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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