La Chiesa sta vivendo la sfida cruciale del suo cammino sinodale, chiamata a essere sempre più casa accogliente, capace di dialogare con una cultura sempre più secolarizzata e frammentata. Per usare le parole del cardinale Matteo Zuppi, viviamo nell’epoca post cristiana.Ma attenzione: la fine della cristianità non coincide con la fine del cristianesimo. Per il presidente della Cei, il tramonto di un’era in cui la fede era un’abitudine sociale o una struttura di potere non è una tragedia, ma un’opportunità liberatoria.
Zuppi invita a non guardare al passato con nostalgia e a non cedere alla paura. La Chiesa del futuro sarà forse più piccola e fragile, ma proprio per questo più libera da logiche di dominio e più vicina alla purezza del Vangelo.

Brescia, terra dalla gloriosa tradizione di cattolicesimo sociale, amplifica queste urgenze complessive con dinamiche proprie. La sfida pastorale più grande per il vescovo Pierantonio Tremolada si gioca sulla custodia di questa straordinaria eredità storica, che va però tradotta nel presente, e nel futuro. Il territorio bresciano affronta oggi un profondo mutamento del tessuto sociale e parrocchiale. Il calo delle vocazioni e la ridefinizione delle Unità pastorali impongono il passaggio da una logica di pura conservazione a una di autentica fecondità missionaria, lo ha sottolineato lo stesso Tremolada durante il recente convegno del clero. Peraltro l’ultimo: dal prossimo anno spazio a un’assemblea che coinvolga anche i laici. Segno inequivocabile dei tempi.
Ascolto, mitezza, paternità
Il presente impone anche sfide etiche e sociali: l’attenzione alle nuove povertà, l’integrazione culturale e la salvaguardia del creato. In questo scenario, l’annuncio del Vangelo richiede nuovi alfabeti per intercettare le speranze e le fatiche dell’uomo contemporaneo, specialmente delle giovani generazioni.
In questi anni, segnati anche dalla prova della malattia vissuta come ennesima testimonianza di fede granitica e serena, il vescovo Tremolada ha mostrato che la leadership ecclesiale è prima di tutto ascolto, mitezza e paternità. La festa per i suoi 70 anni diventa allora l’occasione per tutti i cattolici per tracciare insieme a lui la mappa per il domani, affinché la Chiesa di Brescia continui a essere sentinella di speranza e laboratorio di fraternità.




