Se la politica è al traino degli eventi

Nel pieno della pausa agostana non mancano i bilanci di quanto è accaduto nei mesi che ci lasciamo alle spalle e le attese per ciò che dovrà e potrà succedere nelle prossime settimane. Il privato si impasta inevitabilmente con il pubblico e condiziona vicendevolmente i giudizi, ponendo l’accento sulle positività oppure lasciando campo aperto alle negatività e al pessimismo.
Difficile prescindere dai venti di guerra che imperversano sugli scenari mondiali e dalle intemperie economiche che li attraversano senza individuare punti di ricaduta incoraggianti. Le guerre hanno posto le loro basi nel tempo che ci precede, condizionandone pesantemente il giudizio: mettono in crisi gli accordi che sancivano le relazioni internazionali. Fanno temere che non si troveranno compromessi risolutori positivi, piuttosto che ci avviteremo in una inevitabilità di conflitti armati dai costi umani, sociali, finanziari insostenibili.
Più che la preoccupazione c’è, nelle nostre contrade, la paura che i pezzi di una non dichiarata terza guerra mondiale si annodino in un conflitto che pone fine definitivamente agli equilibri pregressi e non trova condivisione in nuovi assetti preconizzati.
L’Europa sente tutta la difficoltà del protagonista fino a ieri privilegiato. Premiato sia dall’assenza sui suoi territori dei conflitti armati, che si consumavano in altre parti del mondo, sia dell’egemonia statunitense che offriva il traino del benessere tutelato a quanti muovevano al suo traino. Ora l’America vuole tornare a casa e non tutelarci come in passato, la Russia recuperare la supremazia europea e conseguentemente mondiale a nostre spese, la Cina proporsi come il baricentro di quanto dovrà avvenire e ci vedrà in posizione non più centrale.
Accanto alla paura fisica della guerra, da noi avanza il terrore della recessione economica: stare irrimediabilmente peggio di oggi e di ieri, con la prospettiva che la discesa sia destinata a continuare ed acuirsi col passare del tempo che ci è avverso. Il futuro che non ci è amico. Il lavoro che cambia e non svela i suoi contorni, lasciando intravedere che altrove si innesti il meccanismo di crescita.
Ecco allora che la politica viene accolta come utile o nociva in relazione alle risposte che riesce a far percepire intorno alle questioni vitali ed a scadenza attuale, immediata. La battaglia della comunicazione partitica si misura con i diversi carrelli del sentire sociale, dei cammini di pace, della spesa quotidiana. La politica, nel sistema della democrazia occidentale, non è vista come al volante della macchina che governa i giorni, piuttosto al traino degli avvenimenti che altre logiche di comando impongono baipassando le regole fin qui accreditate. Difficile dire - come hanno accreditato le ultime consultazioni politiche in Francia, Inghilterra e Germania - a chi, perché e per quanto tempo noi elettori affideremo il nostro temporaneo mandato a provare a regolamentare i nostri destini. Ignoti e preoccupanti.
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