Opinioni

Schengen e Dublino, in Europa la solidarietà non funziona

La questione dell’immigrazione continua a dividere l’Ue: viviamo tempi nei quali la sicurezza, interna ed esterna, cattura gli animi e pervade il dibattito politico
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Migranti a Ceuta - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Migranti a Ceuta - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Prima Schengen, poi Dublino. La vexata quaestio dell’immigrazione continua – ma in forma via via più accesa – a dividere l’Europa. Reazioni e contro-reazioni tra Italia e Spagna in merito ai controlli di frontiera. Richieste da parte del cancelliere Merz di riprendere i trasferimenti verso l’Italia (sospesi dal 2022) dei richiedenti asilo in Germania, i cosiddetti «dublinati», seguite dal secco «no» della premier Meloni.

La crisi di Ceuta (se non vogliamo dar credito a dietrologie con lo sguardo volto a mezzo mondo) riflette i sedimentati propositi territoriali del Marocco, la cui maggior manifestazione è la questione del Sahara Occidentale, mentre Ceuta e Melilla rappresentano i fronti più recenti, con precedenti importanti, in particolare nella crisi del maggio 2021. Il Marocco rivendica la sovranità su questi territori. Una soluzione non è in vista, dunque anche per le due exclave iberiche le tensioni sono destinate a perdurare.

Quanto non può perdurare sono le tensioni tra due Paesi dell’Ue in merito allo spazio Schengen, di libertà di circolazione delle persone. Il suo trentesimo anniversario è ricorso poco più di un anno fa, per lo più ignorato, ma vissuto in quel momento (26 marzo 1995) come un grande passo in avanti verso un’Europa libera da frontiere interne.

Dal Consiglio dell’Ue la Spagna ha riscosso solo una generica solidarietà. Ma qual è la vera portata di questa temporanea sospensione? Per chi arriva dalla Spagna in Italia, i controlli sono mirati e selettivi sui cittadini di Paesi terzi. Dunque, via libera per quelli spagnoli e dei rimanenti Paesi membri Ue. Da parte iberica, i controlli (ancorché campionari) riguardano anche i cittadini italiani e di altri Paesi membri dell’Ue. Da qualunque parte la si guardi, e prescindendo dalla sua asimmetria, tale diatriba ha tutta l’aria della tempesta in un bicchiere d’acqua. Misure circoscritte e temporanee.

è tra i valori fondamentali dell’Ue, ma se perseguita in queste circostanze, rischia – anziché rafforzare chi nell’Ue crede – di andare a beneficio di chi intende svuotarla

Perché allora i toni della politica si sono fatti tanto alti? La risposta è già nell’interrogativo. Perché – siamo ancora delle democrazie, pur con i loro inevitabili difetti e costi – le elezioni si avvicinano. I mercati politici vanno su di giri. La caccia ai consensi è aperta. La politica ha l’interesse a creare una sorta di miraggio. Un qualcosa di ben più grosso di quanto in realtà non sia, per impressionare. Paradossalmente, anche le opposizioni hanno la convenienza ad accreditarlo. Viviamo tempi nei quali la sicurezza, interna ed esterna, cattura gli animi e pervade il dibattito politico.

Non di diversa natura (politica) è la questione sollevata dal cancelliere Merz, appellandosi al Patto sulla migrazione e l’asilo, in vigore dallo scorso 12 giugno, e a quanto in esso rimane del sistema di Dublino. Ora, il Patto conserva il principio della responsabilità di un solo Stato membro per l’esame della domanda d’asilo, ma modifica la gestione dei «dublinati». Include l’elemento della solidarietà del Paese nel quale si trova il richiedente asilo nei confronti dello Stato sotto pressione migratoria. Il primo può assumersi la responsabilità della domanda d’asilo invece di trasferire il richiedente nello Stato competente, una scelta di solidarietà. La richiesta della Germania rientra nelle regole, tuttavia avrebbe potuto decidere, quale manifestazione di solidarietà verso di noi, di non avanzarla.

In conclusione: primo, non esiste un diritto dell’Italia a rifiutare il trasferimento; secondo, Merz si è guardato dall’usare la facoltà di non effettuare il trasferimento. Anche in questo caso, toni alti della politica. Merz ha buoni motivi politici per non apparire indulgente sull’immigrazione, anche per non lasciare alla AfD il monopolio di questo tema.

Viviamo così un paradosso: la solidarietà è tra i valori fondamentali dell’Ue, ma se perseguita in queste circostanze, rischia – anziché rafforzare chi nell’Ue crede – di andare a beneficio di chi intende svuotarla.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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