San Francesco e l’aspirazione ad una santità concreta

La comunicazione ufficiale che papa Leone XIV il prossimo 6 agosto si recherà ad Assisi dove a S. Maria degli Angeli incontrerà in modo particolare i giovani nella memoria degli 800 anni della morte di San Francesco, diviene certamente un buon pretesto per sottolineare come questo singolare anniversario sia particolarmente sentito.
Inoltre è doveroso riconoscere che procede con tante iniziative, religiose e culturali, condotte senza troppe enfasi e riflettori massmediali, in uno stile «francescano» appunto, ma non per questo meno fruttuose ed efficaci. E le iniziative procederanno per tutto questo anno Giubilare che avrà il suo culmine il 3 e 4 ottobre, giorni legati al transito del poverello di Assisi nel 1226.
E in questa luce può essere prezioso ricordare il rarissimo avvenimento della ostensione delle spoglie mortali di San Francesco, dal 22 febbraio al 22 marzo. Nella Basilica di Assisi la presenza dei fedeli che hanno voluto venerare i resti del Santo è stata oltre ogni aspettativa. E molti di più coloro che hanno dovuto rinunciare. Questo affetto, espresso anche con preghiera, raccoglimento, carezze sulla cassa di cristallo che contiene le ossa di Francesco d’Assisi, dimostra quanto sia ancora viva, eloquente e cara la sua figura.
Sembra infantile motivare le ragioni di questa grande e sorprendente partecipazione: Francesco rimane uno dei santi più popolari, più amati e citati, ispiratore di sentimenti e di azioni. Anche papa Bergoglio, prendendo il nome di Francesco, ha risposto a tante attese della cristianità.
Ma la memoria di Francesco, non deve essere fatta per «santificare» i nostri bisogni ma piuttosto per piegare i nostri bisogni alla santità evangelica. Infatti Francesco non ha fatto altro che prendere il Vangelo «sine glossa». Lui che sognava in giovinezza di essere un cavaliere apprezzato e rispettato, ha compreso che è Cristo Signore colui che va seguito.
Ma la memoria di Francesco induce pure a un’altra considerazione: il poverello di Assisi non è stato il «clone» di Gesù. Ma ha fatto trasparire Gesù con la sua storia, le sue scelte, le sue parole… E questo fa capire quanto sia importante il richiamo di papa Leone XIV fatto solo pochi giorni fa: la santità non è un privilegio ma una chiamata di tutti i battezzati.
Nel corso di ben otto secoli, a partire anche dagli anni nei quali lui stesso era ancora vivente, forte è stata la tentazione di «impossessarsi» di Francesco di Assisi per avvalorare le proprie scelte. E pure oggi è facile ricorrere a lui e citarlo come ecologista, come maestro di dialogo con l’Islam, come pauperista contro la ricchezza, un pacifista contro ogni guerra, un paladino della fraternità…
Francesco richiama tutti ad essere veramente santi, Figli di Dio e della Chiesa, lieti anche nelle difficoltà, secondo la storia di ciascuno. Amiamo pensare che coloro che hanno sostato nel silenzio, nella meditazione e nella preghiera su quel pugno di ossa abbiano anche riportato Francesco d’Assisi alla sua realtà più bella, più vera e affascinante che il corso del tempo non svilisce: la scelta del vangelo di Cristo, conosciuto e vissuto.
Mons. Gabriele Filippini – Canonico del duomo di Brescia
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