Alvise sta tirando le somme di anni e contribuzioni per capire quando andrà in pensione. L’idea è quella di tirare le somme arrivato in prossimità della sessantina e capire come gestire il futuro. Se si guarda indietro, lui è soddisfatto ma non ancora del tutto. C’è qualcosa che gli rode dentro, quel tipo di tarlo che in realtà non sarà mai sazio e continuerò a rosicchiare per farsi sentire e pungolare ad andare avanti, avanti e ancora avanti. Come si concilia la soddisfazione con la spina nel fianco di un inesauribile sperone conficcato nel fianco?
Bisogna tornare indietro alla scuola primaria, che è un bel salto di tempo, ma lo abbiamo capito tutti che la profondità del tempo la capisci solo se riguarda gli anni di qualcun altro. Alvise aveva una maestra che probabilmente aveva sbagliato mestiere o con la quale, forse, la vita aveva sbagliato troppe volte. Anche la sua storia, in effetti, sarebbe da raccontare, ma non è di lei che ci occupiamo ora. Alvise stava in aula con questa donna furiosa, che modulava sorrisi e cortesie fino a che qualcosa le faceva scattare dentro il mostro e allora sbraitava e gli urlava in faccia che lui non valeva niente, che aveva una faccia da niente.



