Opinioni

È diventato normale che tutto vada storto

Eleonora è una caregiver che deve accompagnare una Persona alla visita fisiatrica per il rinnovo della protesica

Annalisa Strada

Commentatrice

Una caregiver - © www.giornaledibrescia.it
Una caregiver - © www.giornaledibrescia.it

Eleonora è una caregiver. Ruolo meritorio che comporta vantaggi considerati tali solo da chi il caregiver non lo fa e che include oneri che vanno a compensazione di ciò che lo stato sociale nemmeno considera. Eleonora deve accompagnare la Persona alla visita fisiatrica per il rinnovo della protesica. Arrivano al ridente ospedale affacciato su un lago. Ampia parte del parcheggio è occupata dal cantiere di una struttura di futura pubblica utilità.

I posti per i portatori handicap sono pochi e tutti già occupati. Idem gli altri. E persino gli spazi non destinati alla sosta. Al terzo giro che Eleonora guarda il parco giochi accanto all’ospedale e in un lampo lo vede trasformato in una distesa di asfalto con strisce blu. Per fortuna non è una veggente, ma ha una certezza: parcheggiare e portare dove serve la Persona è impossibile. La porta fino all’ingresso dell’ospedale, unico per pazienti, visitatori e ambulanze. La aiuta a scendere e letteralmente l’appoggia al muro, poi si avventura in cerca di un parcheggio. Impiega 20 minuti. La Persona è ancora lì. Si è aggiunta una signora messa non meglio.

Dalla guardiola guardano gli infermi puntellati, ma non li vedono. Si arranca all’accettazione, dove indicano di andare in una certa ala, secondo piano. Cercano l’ascensore, lo trovano, salgono, trovano l’ambulatorio, ma sulla porta un cartello avverte che non è lì che si fanno le visite. Incredule, bussano e si accertano: è vero. Ripercorrono i corridoi, tornano all’ascensore, lo riprendono, arrancano davanti ad accettazione e guardiola, a intuito capiscono di essere nella direzione giusta, riprendono l’ascensore, trovano l’ambulatorio. E scoprono che le forniture di protesica sono state dimezzate dai tagli alla sanità.

Impugnano l’ormai preziosa documentazione e partono per il laborioso rientro. La Persona viene riappoggiata al muro, dove altri sono sistemati allo stesso scopo: resistere finché qualcuno li recupererà. Altri 20 minuti. Eleonora e la Persona potrebbero pensare male di molta gente, credere di aver partecipato a una prova a punti di cui ignorano il risultato, dubitare di essere stati presi per i fondelli in una gag di cattivo gusto, convincersi di aver assistito al tramonto dell’intelligenza generica e all’ultimo sussulto agonico di quella emotiva... Invece si regalano un caffè e scrivono email di protesta che nessuno leggerà. Dove starebbe la straordinarietà di tutto ciò? Io la trovo nell’ordinarietà di una situazione pessima vissuta nella generale e profonda indifferenza. Eleonora e la Persona non hanno perso le staffe, mentre mi pare molti altri abbiano perso rotta e pudore.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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