Opinioni

Riforma della giustizia, il peso politico del referendum

Il capitolo delle riforme costituzionali ormai da un ventennio molto più che al merito dei problemi, che pure esistono, è legato alle questioni politiche e di schieramento
Francesco Bonini

Francesco Bonini

Editorialista

Il risultato del voto finale in Senato sul ddl sulla separazione delle carriere dei magistrati - Ansa  © www.giornaledibrescia.it
Il risultato del voto finale in Senato sul ddl sulla separazione delle carriere dei magistrati - Ansa © www.giornaledibrescia.it

Ripartono le riforme costituzionali. Le ultime erano state consensuali: sport, ambiente e insularità. Ora si torna sul piano istituzionale, radicalmente divisivo. Delle tre annunciate nel programma del governo, riconducibili ognuna a una delle forze politiche principali, è arrivata in porto la separazione delle carriere dei magistrati.

Silvio Berlusconi con la figlia Marina - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Silvio Berlusconi con la figlia Marina - Ansa © www.giornaledibrescia.it

È una storia vecchia e contrastata, quella delle relazioni, dei conflitti politica e magistratura, che, dopo Tangentopoli, periodizzazione forte della storia d’Italia, si è giocata soprattutto sulla figura di Berlusconi. E non a caso la figlia Marina è stata la prima a rallegrarsi.

Prima riforma, dopo il naufragio del cosiddetto regionalismo differenziato, voluto dalla Lega, giustamente affossata dalla Corte costituzionale per manifesta inadeguatezza normativa. Del cosiddetto premierato, sostenuto soprattutto da Fratelli d’Italia, si riparlerà nella fase finale della legislatura. Si è proceduto più speditamente su questa perché nei sondaggi il referendum confermativo si ritiene potrebbe avere un esito positivo per il governo.

In effetti questa è la posta immediata, il referendum. Si prospetta infatti a primavera un appuntamento elettorale che sarà l’ultimo e preparatorio rispetto alle Politiche del 2027. Perché queste considerazioni e non un discorso nel merito? Perché in realtà tutta la vicenda delle riforme costituzionali, ha soprattutto un significato politico, di rapporti tra gli schieramenti. Non a caso parte delle opposizioni si è astenuta e singolarmente ci sono stati anche voti favorevoli.

La vera novità, al netto del guazzabuglio dei due consigli superiori, e l’istituzione di una alta corte disciplinare, ovvero la moltiplicazione degli enti, è il sorteggio dei componenti togati: si tratta di una norma che punta a produrre una azione dirompente nei confronti dell’attuale assetto degli equilibri interni alla corporazione dei magistrati.

Tant’è. In ogni caso in luogo di fare di questa riforma un momento utile a chiudere decenni di una troppo lunga «lotta» interistituzionale, lo si è gestito e utilizzato per farne una occasione per rafforzare la contrapposizione binaria per meglio vertebrare il sistema politico. Ri-attizzando e non chiudendo una oggettiva stagione di persistente disordine interistituzionale. La presidente del Consiglio ha dichiarato di non volere porre in occasione del referendum confermativo, come fece a suo tempo Renzi, una questione di fiducia sulla sua persona e sul suo governo, per il quale intende tagliare il traguardo record di durata come governo di legislatura. Il risultato comunque non potrà in ogni caso non avere ripercussioni quanto meno sul tono della campagna elettorale per le Politiche del 2027.

E in questo passaggio si giocherà anche la partita del cosiddetto premierato e quella eventuale di una nuova legge elettorale di cui si vocifera a tratti, come alternativa o come accompagnamento della riforma costituzionale del premierato.

Perché tutto questo dimostra che il capitolo delle riforme costituzionali ormai da un ventennio molto più che al merito dei problemi, che pure esistono, è legato alle questioni politiche e di schieramento. Coerentemente con la natura dei partiti, come istituzioni appunto professionali-elettorali presidenzializzate.

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