Ricetta per la competitività: un mercato per un’Europa

Al vertice europeo, che si è tenuto ieri nel castello di Anden Bissen, si è assistito a uno scambio di accuse
Von der Leyen e il commissario Costa - © www.giornaledibrescia.it
Von der Leyen e il commissario Costa - © www.giornaledibrescia.it
AA

Le premesse del vertice europeo di ieri sulla competitività, nel castello di Anden Bissen, non sono state delle migliori, anzi uno spettacolo affatto edificante. Pomo della discordia il mercato unico, asset fondamentale di tutta la costruzione europea, senza il quale vi sarebbe il nulla. Si è assistito a uno scambio di accuse, una sorta di infantile: non sono io, sei tu. A far cosa? A non permetterne il corretto funzionamento.

Negli scorsi giorni il cancelliere Friedrich Merz aveva scaricato su Bruxelles le colpe della scarsa crescita tedesca, menzionando l’eccesso di regole e burocrazia, chiedendo una nuova ondata di liberalizzazioni e misure mirate per favorire le Pmi nel mercato unico.

Ursula von der Leyen gli ha risposto parlando all’Europarlamento: «... gli ulteriori livelli di legislazione nazionale complicano la vita delle aziende e creano nuove barriere per il mercato unico». Una matassa intricata. Tutto perché ciascuno guarda alle mancanze o agli eccessi altrui, non ai propri. L’ eccesso di regolamentazione è un fatto.

Lo stigmatizzano i rapporti Draghi e Letta, presenze di riferimento al vertice, se ne lamentano persino gli agricoltori, pure presenti, con l’usuale folklore, al castello, o meglio nelle sue prossimità. Sono anche un fatto tanti eccessi protezionistici dei governi nazionali. Basti pensare, per limitarci a noi, alla questione delle spiagge.

Le misure ci sono, ma spetta ai governi nazionali metterle in atto. Come sempre: la Commissione propone; i governi decidono nelle bruxellesi diete (non quelle gastronomiche, anzi questa volta il complice Tusk ha portato dolcetti dalla sua Polonia), poi, una volta a casa, le memorie spesso svaniscono... Ora, vedi la scarsa crescita, Trump, Putin, Xi, e quant’altro, non è più tempo di parole, ma di azione.

Ed è stato proprio questo il lemma sulle labbra di tanti leader al loro arrivo al castello. Dobbiamo liberalizzare, semplificare, completare, approfondire, diversificare, eccetera. Il tutto in gloria della competitività. Ora, cosa è scaturito dal vertice? «One market for one Europe», ne sintetizza l’esito.

Espressione più volte ripetuta da Antonio Costa e da Ursula von der Leyen nella conferenza stampa di chiusura, qualificandola come un «game change». Un concetto presentato da Enrico Letta. Un’agenda composta da tre programmi di integrazione verticale e altrettante e condizioni necessarie orizzontali.

I primi tre: servizi finanziari, per «mobilitare i risparmi europei e trasformarli in investimenti per le aziende europee, produttori di innovazione e crescita»; energia, «per costruire un mercato realmente integrato in grado di garantire accessibilità economica, sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture necessarie per la transizione verde»; connettività per «un vero mercato unico delle telecomunicazioni».

Poi, come fattori orizzontali, la quinta libertà, ossia «il libero flusso di conoscenze, dati, ricerca e innovazione»; il 28° regime «per offrire alle aziende innovative un quadro giuridico e normativo unico e semplice»; infine «la libertà di soggiorno, per una mobilità come scelta e non come obbligo».

Si son dati tempi stretti i leader per l’One Market, entro il prossimo anno. A proposito del 28° regime si può aggiungere come questo consista in un quadro normativo unico europeo, alternativo ma non sostitutivo a quelli nazionali. Starà alle imprese sceglierlo o meno.

Ma è la chiave di volta per superare le differenze nei regimi giuridici degli Stati membri. Insomma, un diritto civile, commerciale, societario europeo. Ciò per gli aspetti interni. Sul fronte esterno è stata ribadita la vocazione dell’Ue al libero scambio, e l’impegno a concludere accordi quali quelli con il Mercosur, l’India e l’Indonesia.

La prima verifica è per il Consiglio europeo di marzo. Le premesse non erano buone, gli esiti sembrano indicare una ritrovata unità nella dieta di Bruxelles, o meglio di Anden Bissen. Resta da vedere cosa succederà dopo il ritorno a casa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.