Referendum: tappiamoci le orecchie, e che sia una scelta «laica»

Divisi in due. Tra il sì e il no, ma prima ancora su cosa pesa di più: la buona idea o la compagnia sbagliata?
Per molti sarà la risposta a questa domanda ad orientare la scelta in un referendum che faticava già in partenza a restare nei binari del quesito tecnico ed è deragliato presto nel «o di qua o di là» della politica bassa, quella che tutto urla, tutto sbeffeggia, tutto butta in caciara.
Una spaccatura che parte da lontano, allorché un principio condivisibile da entrambi gli schieramenti è diventato terreno di scontro a causa delle forzature della maggioranza, che non ha neppure tentato una soluzione bipartisan in Parlamento, e della rigidità delle opposizioni, che hanno preferito la possibilità di tarpare le ali all’attuale governo alla possibilità di trovare risposte concrete ad un problema. Fin qui il preambolo.
Il resto è cronaca spiccia di questi mesi, con una propaganda cominciata in sordina e che si è via via alimentata di tensione elettrica, in quella che è stata giustamente definita una campagna elettorale «scombinata e per diversi aspetti volgare». Fronti opposti, che nelle ultime settimane si sono fatti roboanti, spronati dalla considerazione accreditata dagli esperti secondo cui l’esito del referendum dipenderà dalla percentuale di affluenza al voto.
Per questa ragione, continuando la tendenza delle ultime consultazioni, più che convincere chi la pensa diversamente gli esponenti dei vari partiti si sono concentrati sul motivare i propri elettori di riferimento. Non è un dialogo tra sordi, semplicemente si inveisce per suscitare una reazione, la si spara grossa per trasmettere un’emozione, ci si infervora per dare la carica, con buona pace del confronto garbato e del riconoscimento delle motivazioni reciproche, che pur ci sarebbero. Per quanto ci riguarda, la pratica che abbiamo adottato in queste ore è abbassare il volume. Non il classico «turarsi il naso», bensì tappiamoci le orecchie, scegliendo l’idea che si ritiene giusta e ignorando le chiacchiere, le falsità, le sguaiatezze di coloro che si schierano dalla stessa parte nostra, pur costituendo una compagnia pessima.
Per due motivi. Il primo è che le idee restano, le compagnie invece si sciolgono e ciascuno va poi per la sua strada. Il secondo è che ogni calcolo politico, scollegato da un principio coerente, rischia di avere conseguenze contrarie a quanto davvero importa. Esattamente come avviene nelle tragedie greche, nelle quali il destino è beffardo, determinando ciò che si è brigato allo spasimo per evitare.
Un’indicazione che vorremmo arrivasse a quanti votano «no» motivati dal rischio di un rafforzamento del governo, con zero speranze future di alternanza. Parimenti vorremmo suggerirlo a coloro che scelgono il «sì» essendo interessati, più che alla buona giustizia, alla lunga poltrona di coloro per i quali si simpatizza. E se, invece, vincendo il «sì», i partiti di maggioranza si sentissero invincibili e – a differenza di quanto avviene ora e similmente a quanto accaduto per decenni nella prima e pure nella seconda Repubblica – cominciassero ciascuno ad avanzare pretese, a manifestare malesseri, a minacciare o addirittura realizzare ribaltoni?
Oppure, al contrario, se si imponesse il «no» e le minoranze si illudessero che tutto per loro sta procedendo a gonfie vele e che il successo referendario di oggi sia una cambiale in bianco da riscuotere automaticamente trionfando nelle elezioni politiche di domani? Scenari ipotetici, non peregrini.
Nel calcolo della politica, tutto è possibile e ogni previsione un azzardo. Ecco perché, oltre a ribadire l’importanza fondamentale – etica, diremmo – di presentarsi alle urne, sul voto in sé suggeriamo tre comportamenti: smetterla di voler calcolare tutto, fidarsi del proprio istinto ed effettuare una scelta «laica». Concentriamoci dunque sul nocciolo del quesito referendario, scegliendo «sì» se si vuole un cambiamento della giustizia e quello proposto è meglio di nulla, oppure «no» se si pensa che tutto sommato va bene così ed è meglio non si muova foglia.
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