Il Partito democratico sembra impossibilitato a trovare quiete e posa, solo a considerare i fronti aperti al suo interno, nonché le modalità di relazione con la vita pubblica e il sistema sociale. Mi limito a segnalare alcune situazioni emblematiche di tensioni irrisolte all’origine di uno stato di permanente fibrillazione. Fenomeni dai quali non sono certamente esenti anche gli altri partiti operanti sulla scena del Paese, ma che nel caso del Pd producono come conseguenza palesi difficoltà nel conseguimento dell’obiettivo che il partito si propone: l’alternativa di governo all’attuale maggioranza.
Procedo con ordine a partire dalla continua proliferazione di correnti interne che frastagliano l’organizzazione, limitano l’iniziativa e alimentano ambiguità, indebolendo la riconoscibilità del Pd presso l’opinione pubblica. Essa così si ritrova in un caso frastornata e nell’altro del tutto indifferente, nel segno di una estraneità irrevocabile.




