Chissà se l’anniversario della morte di Mino Martinazzoli ci aiuterà a qualche riflessione utile? Nella temperie dell’oggi, come avrebbe detto lui. Difficile immaginare un tempo più lontano dalla sua sensibilità e dalle sue idee. La politica come mitezza. Chi lo sosterrebbe oggi? Chi avrebbe ancora la forza di distinguere tra la politica originata dalla «polis», alternativa al bellicismo della politica come derivato di «polemos».
Oggi prevale lo spirito della guerra su quello della città. Prevale nel regno di Trump, che pretende di essere «first» in tutto. E prevale a casa nostra, ogni giorno e per ogni occasione. I toni sono quelli dell’insulto. Cosa direbbe Martinazzoli, che era un esteta della politica, raffinato affabulatore che univa una retorica dai toni sussurrati alle citazioni sorprendenti? Vestiva l’ironia con il sorriso appena accennato e credeva nella mediazione come regola. Non si riesce neppure ad immaginarlo, un suo post sui social. Altri tempi.



